Fin dalla fase che ha assistito lo svolgersi delle conferenze internazionali per mettere fine alla Seconda Guerra Mondiale, è risultato da subito evidente a tutti i leaders politici partecipanti il modo in cui si sarebbero strutturati i nuovi equilibri di potere, come pure le sfide e i dilemmi che avrebbero caratterizzato i decenni successivi. Per questo motivo, nonostante le molteplici crisi e le difficoltà che hanno definito il cinquantennio della Guerra Fredda, vivere all’interno di un sistema di rapporti incentrato sul bipolarismo, implicava quanto meno la certezza in merito agli interlocutori il cui agire doveva essere preso in considerazione per monitorare la dialettica del confronto.
Affermare la laicità dello Stato equivale, a voler
parlare seriamente se non “scientificamente”, a
dire che gli alberi son fatti di legno. È infatti del tutto
immanente al concetto stesso di Stato, nella sua determinatezza
storica, e cioè nella sua radicale distinzione
sia dalla polis classica, che dalla civitas latina,
che dalla res publica christiana medievale, il suo carattere
laico. Lo Stato trova la sua stessa origine in
quanto sovranità mondana, che si giustifica e legittima
per la capacità che dimostra di “tenere in forma”
la società nel complesso dei suoi differenti elementi
e dei suoi contrapposti interessi. Lo Stato è tale perchè
sta su questo fondamento del tutto laico-razionale,
separato da ogni considerazione religiosa o teologica.
Ho iniziato ad occuparmi di guerre più o meno dieci anni fa, prima col grande inganno televisivo del Golfo, e nel '92 con la tragedia bosniaca. Da allora non ho più smesso. Dieci anni di guerre dopo, nello stesso spirito di questa iniziativa giornalistica, ho sentito il bisogno di ragionare attorno alla guerra e alla informazione. "La televisione va alla guerra", ho proposto in un libro, ma la riflessione credo possa valere per tutti i frammenti del comunicare. Rilancio qui alcune di quelle considerazioni. Ho scoperto, ad esempio, che la guerra praticamente non ha famiglia, nasce orfana e muore senza figli. La guerra non ha mai un'origine che valesse la pena di raccontare prima.
A quasi venti anni dalla fine della Guerra Fredda, l’ombra lunga degli spettri che hanno caratterizzato questo periodo continua ad infestare i meandri del vecchio continente e rende nuovamente urgente ed attuale il dibattito in merito alla questione nucleare. Ciò che intendiamo sottoporre ad analisi in questo breve contributo, è l’attenzione diffusa suscitata dal progetto statunitense di installare un sistema di difesa missilistico in Polonia e nella Repubblica ceca. La conseguenza più logica che questo tentativo trascina con sé è che, attraverso lo svilupparsi di un «legame speciale» tra questi due stati europei e il partner statunitense, si realizzi una sorta di squilibrio strutturale all’interno di una Europa che faticosamente cerca di mettere insieme i pezzi di una coerente ed unitaria politica estera comune.
Da oggi il nostro sito contiene una rinnovata sezione documenti (testi e audio). Lo spazio raccoglie, e raggrupperà in futuro, l'attività scientifica, culturale e associativa prodotta da Eurolab durante l'anno sociale.
Sabato 2 agosto, a partite dalle 22 al Cabiria, siete invitati al "Welcome party" di apertura della "Summer School 2008" di Eurolab - Laboratorio d'Europa. La serata è organizzata per dare il benvenuto agli ospiti stranieri che parteciperanno alla School di quest'anno.
Nell'ambito degli scambi internazionali, all'interno del circuito di partners di "Eurolab - Laboratorio d'Europa", si comunica che è stata completata la lista degli 8 partecipanti che saranno ospiti ad agosto dell'Università "Pazmany Cattolica" di Budapest (Ungheria).