Il dilemma statunitense: la guerra in Iraq, di Valentina Risi
lunedì 30 aprile 2007
177048_6760Fin dalla fase che ha assistito lo svolgersi delle conferenze internazionali per mettere fine alla Seconda Guerra Mondiale, è risultato da subito evidente a tutti i leaders politici partecipanti il modo in cui si sarebbero strutturati i nuovi equilibri di potere, come pure le sfide e i dilemmi che avrebbero caratterizzato i decenni successivi. Per questo motivo, nonostante le molteplici crisi e le difficoltà che hanno definito il cinquantennio della Guerra Fredda, vivere all’interno di un sistema di rapporti incentrato sul bipolarismo, implicava quanto meno la certezza in merito agli interlocutori il cui agire doveva essere preso in considerazione per monitorare la dialettica del confronto.
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La gestione delle richieste di asilo politico nel Regno Unito
lunedì 16 aprile 2007

 

circoloeuropa
 
Un reportage sul tema dei rifugiati nel Regno Unito, di Ezio Luigi Fabiani, vicepresidente de "Il Circolo Europa".

 

 

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Editoriale di Massimo Cacciari da www.eastonline.it
venerdì 30 marzo 2007

massimo_cacciariAffermare la laicità dello Stato equivale, a voler parlare seriamente se non “scientificamente”, a dire che gli alberi son fatti di legno. È infatti del tutto immanente al concetto stesso di Stato, nella sua determinatezza storica, e cioè nella sua radicale distinzione sia dalla polis classica, che dalla civitas latina, che dalla res publica christiana medievale, il suo carattere laico. Lo Stato trova la sua stessa origine in quanto sovranità mondana, che si giustifica e legittima per la capacità che dimostra di “tenere in forma” la società nel complesso dei suoi differenti elementi e dei suoi contrapposti interessi. Lo Stato è tale perchè sta su questo fondamento del tutto laico-razionale, separato da ogni considerazione religiosa o teologica.

 

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Dieci anni dopo, di Ennio Remondino (www.isfreedom.org)
venerdì 30 marzo 2007

remondinoHo iniziato ad occuparmi di guerre più o meno dieci anni fa, prima col grande inganno televisivo del Golfo, e nel '92 con la tragedia bosniaca. Da allora non ho più smesso. Dieci anni di guerre dopo, nello stesso spirito di questa iniziativa giornalistica, ho sentito il bisogno di ragionare attorno alla guerra e alla informazione. "La televisione va alla guerra", ho proposto in un libro, ma la riflessione credo possa valere per tutti i frammenti del comunicare. Rilancio qui alcune di quelle considerazioni. Ho scoperto, ad esempio, che la guerra praticamente non ha famiglia, nasce orfana e muore senza figli. La guerra non ha mai un'origine che valesse la pena di raccontare prima.

 

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L'Europa tra due fuochi: questioni di "sicurezza nucleare", di Valentina Risi
domenica 25 marzo 2007
missile_launchA quasi venti anni dalla fine della Guerra Fredda, l’ombra lunga degli spettri che hanno caratterizzato questo periodo continua ad infestare i meandri del vecchio continente e rende nuovamente urgente ed attuale il dibattito in merito alla questione nucleare. Ciò che intendiamo sottoporre ad analisi in questo breve contributo, è l’attenzione diffusa suscitata dal progetto statunitense di installare un sistema di difesa missilistico in Polonia e nella Repubblica ceca. La conseguenza più logica che questo tentativo trascina con sé è che, attraverso lo svilupparsi di un «legame speciale» tra questi due stati europei e il partner statunitense, si realizzi una sorta di squilibrio strutturale all’interno di una Europa che faticosamente cerca di mettere insieme i pezzi di una coerente ed unitaria politica estera comune.
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