E’ sufficiente gettare un rapido sguardo all’evolversi degli eventi storici nel corso dei secoli per comprendere il ruolo fondamentale che la Turchia ha sempre giocato nel declinarsi della dialettica politica. Questo risulta evidente sia nel momento in cui facciamo riferimento ai tempi antichi, quando la conoscenza del mondo non oltrepassava lo stretto di Gibilterra e lo sguardo dell’uomo occidentale provava timore per gli orizzonti illimitati dell’Oriente, sia nel momento in cui torniamo ad osservare la realtà del mondo contemporaneo caratterizzato da un problematico contesto di interdipendenza, in cui ogni evento politico, pur nella sua parzialità, produce immancabilmente degli effetti che si ripercuotono a livello mondiale.
La dott.ssa Francesca Traldi, ci ha gentilmente inviato una utile documentazione riguardante la conferenza che ha tenuto il 27 novembre scorso su "La strategia Merkel in Europa". Ricordiamo agli studenti del corso di laurea in Storia che, per poter avere riconosciuto 1 cfu, dovranno scrivere una relazione sulla conferenza e consegnarla al coordinatore di corso di laurea.
Scarica il testo della relazione della dott.ssa Traldi qui
La direttiva sulla liberalizzazione dei servizi in Europa è ormai cosa fatta. Il Parlamento l'ha approvata in seconda lettura mercoledì mattina, ora toccherà ai 25 firmarla. Quindi, tra tre anni, la direttiva diventerà legge nei 27 paesi che per allora formeranno la Ue. Finisce così, quasi in sordina, l'iter comunitario della direttiva forse più polemica nella storia dell'Europa unita, una fine strana per chi ha mosso piazze, acceso dibattiti, mobilitato migliaia di persone in tutto il continente e pesato in maniera decisiva sul voto francese che ha affossato la Costituzione europea. I fautori della norma - socialisti, popolari e liberali - preferiscono ora non chiamarla più Bolkestein e ricordare gli effetti benefici che porterà su un settore che già muove il 70% del Pil europeo; i suoi detrattori - verdi e comunisti - amano invece mantenere il tetro nome del commissario al mercato interno della Commissione Prodi che il 13 gennaio 2003 la presentò al grande pubblico e rammentare i rischi che ancora gravano su lavoratori e consumatori. Vediamo cosa è cambiato e cosa rimane di questa direttiva.
Il significato della parola "simbolo" ha radici molto profonde. In greco, il "symbolon" era un oggetto che veniva spezzato in due in segno di amicizia fra città o famiglie, consegnandone una metà a ciascuna delle parti. Nel campo della comunicazione di massa, soprattutto politica, il simbolo rappresenta un rinvio concettuale; è la connessione di due metà, l'una teorica e l'altra pratica, che unisce i valori ideali alla prassi concreta, ovvero le azioni all'ideologia che le sostiene.
Il 9 aprile 2003, Baghdad, assediata da 300.000 soldati statunitensi e britannici con l'obiettivo di disarmare e distruggere il regime di Saddam Hussein, cade sotto la pressione militare dei marines. I soldati alleati entrano vittoriosi nella piazza del Paradiso, dove viene abbattuta, in diretta mondiale, la statua del vecchio dittatore. Un simbolo.
Se comprendere la realtà dell'Europa è facile per ciascun individuo comune che intende avvicinarsi a questo concetto in termini culturali, accettare quell'elemento non chiaramente identificabile a cui si fa solitamente riferimento con il termine Euro, risulta invece piuttosto complicato. Nonostante le difficoltà e la completa assenza di un ambito di assimilazione soggettiva, la realizzazione della Moneta Unica costituisce tuttavia il passo più concreto che l'Europa abbia saputo intraprendere fino a questo momento. Se è vero che, apparentemente, tale assume l'aspetto di una misura perfettamente congeniata dal punto di vista economico, è necessario rammentare che l'Euro non rappresenta solo questo: esso implica non solo la rinuncia di una buona porzione della propria sovranità da parte degli stati, ma significa soprattutto, da parte loro, rinunciare all'utilizzo di quello strumento di aggiustamento macroeconomico che sempre ha costituito una riserva di azione su cui poter fare affidamento di fronte all'inaspettato sopraggiungere di crisi economiche o di situazioni di deficit pubblico.