| L'identità e la politica d'Europa |
| domenica 29 ottobre 2006 | |||||||
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L'Europa ha bisogno di un'identità? Continuiamo a sentire parlare di questo problema, come se il Vecchio Continente fosse in cerca di se stesso. In realtà basterebbe andare a Parigi, Roma o Berlino, ma anche in qualche remoto capoluogo di provincia, per riconoscere l'identità europea nel riflesso di una chiesa gotica o in un frammento di civiltà romana. Certo, si tratta di un'identità plurale, ma non per questo meno definita nei suoi limiti e nei suoi contorni. Un'identità che si può riassumere nell'insieme di conquiste secolari che, nel corso del XIX e del XX secolo, hanno preso il nome di liberalismo e che, dopo il 1989, sono finalmente divenute il patrimonio indiscusso della nostra civiltà.
Quando si parla di identità europea non ci si divide quindi sul passato, ma sul futuro. Benedetto Croce ci ha insegnato che ogni domanda storica - come quella, appunto, sull'identità europea - nasce dal bisogno della vita pratica, cioè dall'urgenza di risolvere un problema che riguarda non la nostra conoscenza, ma la nostra azione. Se siamo ossessionati dalla questione dell'identità europea è perché siamo afflitti nel presente e non sappiamo cosa fare affinché il patrimonio che la nostra tradizione storica ci ha affidato non si disperda o si impoverisca. Le sfide che si presentano - non vale più neppure la pena elencarle - sono tali da non lasciare molto tempo. Ciò di cui l'Europa ha davvero bisogno è una politica. Verrebbe da dire, per usare delle parole di Nietzsche per molti versi sventurate, una «politica in grande stile». E non mi riferisco quindi all'architettura costituzionale, che, come le intendenze negli eserciti, in qualche modo seguirà. Penso piuttosto a una forte leadership, che sostenga un progetto politico chiaro e univoco. Fino a questo momento, l'unica personalità politica che abbia avuto la lungimiranza di proporsi come punto di riferimento politico dell'Europa è stato il presidente francese Jacques Chirac. Lo ha fatto con l'evidente intento di proporre una visione continentale e antiatlantica dell'identità europea, secondo un modello che solo apparentemente è innovativo, ma che in realtà ricalca la stessa logica geopolitica che fu di Napoleone, di Hitler e di Stalin. Ma la sonora bocciatura del referendum sul Trattato costituzionale europeo e le oggettive difficoltà di tenuta interna della Francia hanno reso la politica gaullista una vera e propria anatra zoppa nel mezzo del Continente. Quale l'alternativa? Quella naturale sarebbe di vedere nel vincolo nordatlantico la vera cerniera dell'identità europea. Un vincolo che si estenda, in forme tutte da immaginare e da valutare, anche a quella colonia di europei in Medio Oriente che è lo stato di Israele. L'apparire di nuovi e pericolosi attori nello scenario mondiale, dall'Iran nuclearizzato al colosso cinese, per non parlare della turbolenta massa islamica, rende necessario un avvicinamento delle posizioni dei paesi occidentali, che hanno nella civiltà del liberalismo il loro comune denominatore. Attendere ad altre soluzioni, come l'illusione di un'Unione Europea dotata di una politica alternativa a quella statunitense, sarebbe solo una velleità, non solo inutile, ma quanto mai pericolosa.
Andrea Bellantone
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