| L'identità europea e i problemi di compatibilità culturale, di Letizia Zuccaro |
| giovedì 02 novembre 2006 | |
Da qualche tempo le mie ricerche, orientate allo studio del fenomeno dell'immigrazione nelle sue cause e soprattutto nei suoi effetti, mi hanno spinta a riflettere sulla problematicità del contesto storico in cui sta avvenendo l'incontro di culture diverse. Nel caso dell'Europa si tratta di un passaggio cruciale, in quanto la cosiddetta "identità europea" è ancora in fase di formazione.Già all'indomani della prima guerra mondiale - l'uragano che aveva scombinato il continente - qualcuno si interrogava sul concetto di identità europea e fra tutte mi piace ricordare l'interpretazione di un grande poeta e saggista francese, Paul Valery, che definiva "europei" i popoli che nel corso della loro storia hanno subito tre grandi influenze, simbolizzate dai nomi di Roma, Gerusalemme e Atene. A Roma risalgono l'impero e il potere statale organizzato, il diritto e le istituzioni, lo status di cittadino; da Gerusalemme, o meglio dal cristianesimo, gli europei hanno ereditato la morale soggettiva, l'esame di coscienza, la giustizia universale; da Atene, infine, derivano la filosofia, con tutte le sue influenze sul pensiero scientifico teoretico e applicato, il gusto della conoscenza razionale, l'ideale di armonia, l'idea dell'uomo come misura di tutte le cose. Caratteristica della cultura europea, nata da un consapevole dialogo tra la tradizione greca e quella biblica, è dunque una tendenziale apertura dialogica agli "altri" unita a una passione per elaborare valori di portata universale. Questa sintesi, con caratteristiche e percorsi storici diversi, si è realizzata e declinata sia nell'Europa occidentale sia nell'Europa orientale. La tradizione bizantina non ha fatto che raccogliere e sviluppare tale sintesi iniziata in epoca tardo- antica, così come la tradizione latino-franco-germanica in Europa occidentale. In entrambi i casi, il nesso greco-biblico è entrato in dialogo con altre culture locali, ricevendone apporti e peculiarità, ma integrandole nei valori di fondo. Da qui nasce la profonda unità sul piano delle idee e dei valori fondamentali, e insieme la pluriformità della cultura europea che ha come cornice il pensiero greco, il diritto romano, la concezione religiosa ed etica giudaico-cristiana, la percezione dei diritti civili e delle libertà individuali proprie delle rivoluzioni illuministiche. Noi europei moderni siamo, però, stranamente avvezzi a scegliere dalla storia solo ciò che conviene al presente tradendo, spesso, la storia reale. Se, per esempio, è vero che l'idea di uguaglianza fra tutti gli esseri umani viene dalla storia europea, dobbiamo ammettere che la stessa matrice ha espresso anche quella di schiavitù. Se la tolleranza è europea, altrettanto può dirsi, analizzando senza forzature la storia, del fanatismo e delle guerre di religione. Se il rispetto dell'autonomia di ognuno è una conquista europea, anche la sottomissione dei popoli stranieri alla volontà del più forte e l'imperialismo appartengono al patrimonio europeo. Uscire da questo "impasse" è comunque possibile ammettendo e ricordando che l'identità collettiva di cui l'individuo è parte non è mai unica. Proprio la pluralità è la regola e non l'eccezione in Europa. L'unità della cultura europea consiste, anzi, nella sua capacità di gestire le diverse identità regionali, nazionali, religiose, culturali di cui è formata, e di trarne profitto. I lumi del XVIII secolo, Montesquieu in particolare, hanno introdotto il pluralismo come valore all'interno dello Stato: solo gli Stati moderati, in contrapposizione a quelli tirannici, favoriscono la libertà affermando i benefici del pluralismo su scala internazionale. Ai nostri tempi il problema degli immigrati è, dunque, ulteriormente complicato dal processo in atto in Europa della costruzione di una identità non ancora ben delineata: una identità europea che si sommerà a quella nazionale, ma che tuttavia è qualcosa di completamente nuovo. Ne deriva che qualsiasi tentativo di codificare i "valori europei" si scontra inevitabilmente con una molteplicità di interpretazioni nazionali, regionali, etniche, ideologiche e sociali divergenti, e che questa diversità delle interpretazioni non può essere eliminata da alcun trattato costituzionale, neppure se concretato in una legislazione e corredato di una giurisprudenza. L'Europa e la sua identità culturale dipendono, inevitabilmente, da un costante confronto con il nuovo, il diverso, l'estraneo ed è necessario, in quest'ottica, riflettere sulle sue leggi circa l'immigrazione, e alle condizioni negoziate per l'adesione di nuovi Stati membri, perché non sono tanto i confini geografici o nazionali a definire lo spazio culturale europeo, ma è lo spazio culturale a definire lo spazio geografico europeo, uno spazio che è per principio aperto. La cultura costituisce un elemento essenziale dell'integrazione europea e contribuisce all'affermazione del modello europeo di società nonché all'influsso della Comunità sulla scena mondiale, ma dal momento che il cosiddetto Vecchio Continente è un insieme di minoranze, la sua costruzione è strutturalmente legata al concetto di "unità nella diversità". Nella ricerca di forze in grado di imprimere coesione e identità all'U.E., la questione del ruolo pubblico delle religioni europee assume particolare importanza dal momento che le religioni sono rimaste operanti "sotto la superficie"delle istituzioni politiche e statali. Il tema è più attuale che mai a causa delle guerre nei Balcani, dell'immigrazione musulmana in Europa e della prospettiva dell'entrata della Turchia nell'UE. Personalmente ritengo che la ricerca di una identità comune non possa e non debba assolutamente avvenire, come spesso ultimamente si auspica, nel richiamo alle origine giudaico-cristiane; assimilare tout court l'Occidente con la fede giudaico-cristiana, così come assimilare il medio oriente e parte dell'Oriente con l'Islamismo, è riduttivo ed estremamente pericoloso. Il premio Nobel per l'economia, Amartya Sen, in un recente libro ("Identità e violenza") fa addirittura un appello a riflettere sul rischio di ridurre l'identità delle persone alla sola dimensione religiosa. Per di più non dimentichiamo che l'Europa moderna storicamente nasce proprio dall'esplosione della respublica christiana. Il valore della laicità è, dunque, fondamentale. Allora, forse ciò di cui l'Europa ha davvero bisogno è una identità più politica che culturale. Tenere distinte identità culturale e identità politica non significa negare i legami reciproci all'interno dell'Europa ma rivendicare l'esistenza di molteplici culture, ognuna delle quali contribuisce a sostenere quei valori comuni che, in sintesi, sono libertà, democrazia e diritti umani. Oggi il progetto dell'Unione Europea non è quello di sostituire una nazione europea alle nazioni che compongono l'Unione, ma organizzare la loro coabitazione in maniera che tutti traggano profitto da questa pluralità composta di tolleranza, spirito critico e distacco da sé. Il cammino unico che ha condotto alla creazione dell'Unione Europea a partire da una pluralità di Stati autonomi e consenzienti ha prodotto anche quell'identità unica e allo stesso tempo aperta che distingue l'Europa da altri grandi insiemi presenti sulla scena mondiale, come la Cina, l'India, la Russia o gli Stati Uniti. Il tipo di identità europea che si sta concretando non è, e non deve essere, un'identità etnica o religiosa, ma un'identità che si incarna nel modo europeo di agire e di risolvere i problemi. In altre parole si tratta di un'identità basata sulla piena fiducia nello Stato di diritto, nelle soluzioni multilaterali e nella necessità di conciliare il dinamismo economico con la coesione sociale, tutti elementi contenuti nelle 80.000 pagine del diritto comunitario.
Letizia Zuccaro
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Da qualche tempo le mie ricerche, orientate allo studio del fenomeno dell'immigrazione nelle sue cause e soprattutto nei suoi effetti, mi hanno spinta a riflettere sulla problematicità del contesto storico in cui sta avvenendo l'incontro di culture diverse. Nel caso dell'Europa si tratta di un passaggio cruciale, in quanto la cosiddetta "identità europea" è ancora in fase di formazione.