| Riformismo all'amatriciana |
| domenica 19 novembre 2006 | |||||||
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Per spiegare ciò che sta accadendo, in Europa e in Italia, in questi anni è utile dare sfoggio di conoscenza sopraffina. Traiano Boccalini, umanista italiano del seicento, scrisse una storia curiosa, nei suoi Ragguagli di Parnaso, a proposito di un certo consiglio convocato da Apollo per la riforma dell'Universo, apparso agli dei e agli uomini particolarmente corrotto. Vi furono convocati i sette savi di Grecia e i filosofi romani, che dopo lungo consiglio giunsero a una conclusione inequivocabile: per salvare l'Universo occorreva - e di tutta urgenza - emettere un decreto più severo contro gli inganni dei mercanti di giuggiole e lupini.
Così, nel Ragguaglio LXXVII, Traiano Boccalini, si prendeva gioco di tutti i brillanti intenti di riforma, cui però non seguono mai o quasi mai azioni proporzionate ai propositi. Alcune volte, tuttavia, anche fuori dal fantastico Parnaso del Boccalini, si ha l'impressione che gli esiti dei lunghi e sapienti dibattiti intorno alla riforma della società non diano molti frutti, se non appunto provvedimenti che paiono, nella migliore delle ipotesi, non molto dissimili dall'immaginifico decreto che puniva i venditori di giuggiole e lupini. Sembra proprio che, finito il secolo delle ideologie, non ci sia rimasta alcuna capacità di prendere decisioni radicali riguardo al nostro futuro. Il dibattito pubblico europeo è infatti zeppo di interventi a proposito delle riforme, che sono sempre necessarie e urgenti, ma che, con altrettanta necessità e urgenza, vengono continuamente rinviate e posticipate. Oppure sostituite, come nel caso del Boccalini, da provvedimenti ridicoli, che ricordano la vecchia immagine - questa decisamente più popolare, ma non per questo meno efficace - degli elefanti che partoriscono i topolini. È giunto invece il tempo di costruire, con un movimento deciso e determinato, quella che un padre e profeta del liberismo novecentesco, Friedrich von Hayek, chiamava Great society. Una società, cioè, in cui la concorrenza di idee, merci, capitali, valori, non sia pregiudicata dall'intervento statale o collettivo, in cui la politica faccia molti passi indietro per lasciare libero l'agone della società civile. Ma per fare questo occorrerà qualcosa di simile a quello che Giavazzi e Alesina, nel loro recente volume Goodbye Europa, hanno chiamato «big bang». Occorrerà cioè un complesso e rapido movimento di liberalizzazione di diversi comparti delle società europee, che possa effettivamente innescare una trasformazione generale dei nostri stili di vita e della nostra mentalità collettiva. Una «rivoluzione liberale», da praticare con una profonda determinazione morale. Diversamente, i nostri consessi di saggi, riuniti dall'Apollo del momento per avere lumi sul da farsi per salvarci dalla corruzione (e dall'impoverimento), continueranno a produrre solo decreti su giuggiole e lupini, incapaci di tirare fuori dal cappello qualcosa in più del solito riformismo all'amatriciana, che, come in Italia, da un lato sbandiera come grandi conquiste le liberalizzazioni dei taxi e dall'altro getta le basi - con la legge finanziaria 2007 - del nuovo statalismo democratico.
Andrea Bellantone
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