La sinistra e la sindrome dell'erba del vicino
lunedì 27 novembre 2006
Molti analisti internazionali hanno sempre concordato sul fatto che la sinistra italiana ha sempre sofferto della sindrome di "esterofilia". Non riuscendo a trovare più, da quando ha tentato malamente la trasformazione in socialdemocrazia, un vero leader lo cerca all'estero. Ci si attacca a Zapatero, per dire quanto è bravo al momento della vittoria elettorale in Spagna a due giorni da un terribile attentato, si prende il buono che c'è in Blair quando non lo so si critica sull'ampio sostegno dato alla guerra in Iraq come primo alleato di Bush, si osannano le elezioni di mezzo termine negli Stati Uniti, come aria nuova di una voglia americana di andare a sinistra.

Beh, l'ha spiegato bene in modo lucido Sergio Romano sullo scorso numero di "Panorama" che gli uomini protagonisti della conquista democratica del Senato a stelle e strisce, sono personaggi per caratura politica e culturale molto moderata, di centro, più vicini come pensiero - facendo un parallelo italiano - a  Forza Italia e Udc, rispetto invece alla lontana ala massimalista del governo Prodi; su tutti la neo speaker della Camera Nancy Pelosi; senza considerare i poteri capitalistici forti che, Hilary Clinton, ha convinto per farsi finanziare una vittoriosa campagna elettorale da 30 milioni di dollari, così da essere riconfermata senatrice dello Stato di New York.

Come dire per il centrosinistra "l'erba del vicino (straniero) è sempre più verde"; ma andiamo al nocciolo della questione: il Primo ministro inglese Blair ha lanciato nel Regno Unito il "welfare responsabile" e si appresta a creare una sorta di nuovo contratto tra Stato e cittadini. Su questa base il servizio sanitario nazionale potrà negare l'assistenza per un intervento chirurgico, se la malattia è stata causa dell'irresponsabilità del paziente nel salvaguardare la propria salute. In poche parole un esempio: se ti devi operare all'anca dopo non aver seguito il consiglio del medico di dimagrire lo Stato ti può negare il sostegno economico. E qui sta la sindrome nella sinistra italiana. Ad appena ventiquattro ore da questa idea "very british", il ministro della Sanità Livia Turco, applaude all'idea di Blair e sposa la ricetta anglosassone. 

La ministra che raddoppia gli spinelli per uso personale annuncia l'arrivo di ticket per chi beve e fuma, non si cura dall'obesità e non fa sport. La proposta sarà portata in Consiglio dei ministri e fa parte di un più furbo piano di riduzione della spesa sanitaria. Insomma fatevi le canne ma non bevete o fumate nello spirito "blairiano" di sanzioni per chi non si prende cura di se. Va bene che secondo le statistiche il 50 per cento di decessi è figlio di una vita poco regolata (un morto su due), che obesità, fumo, alcool e assenza di movimento incidono più di tutto sulle nostre aspettative di vita, ma c'è anche un 20 per cento di predisposizione genetica e ambiente e ancora un triste 10 per cento di errate diagnosi.

La domanda è banale: ci si chiede come e con quali metodi il Ministero della Sanità potrà individuare e quindi dare o negare l'assistenza a pazienti malati? Ai posteri l'ardua sentenza; per adesso l'unica certezza è che la sinistra è malata di quella sindromedi cui abbiamo parlato e non sappiamo se di natura endemica o genetica.

A destra, tra mille difficoltà, un leader esiste da 12 anni. Discusso, odiato o amato, Silvio Berlusconi ha dimostrato di esserlo: ha costruito grandi aziende, in 4 mesi è sceso in politica vincendo le elezioni nel 1994 e ricoprendo il vuoto enorme lasciato dalla Dc; tornato a Palazzo Chigi nel 2001 ha dato - anche se ogni tanto zoppicante - una linea politica alla sua coalizione e in cinque anni di governo ha dimostrato doti di mediazione mettendo, anche nei momenti di maggiore contrasto, d'accordo tutti gli altri esponenti dei partiti della coalizione.

Prodi - e questo non vuole essere un giudizio ideologico - non c'è riuscito e non si può considerare certo un leader. Sono i fatti a dirlo, uno su tutti. In 10 anni di scena politica non è riuscito a costruire un suo partito. E'stato osannato e sacrificato dentro la coalizione ed è apparso e continua ad apparire un domatore costretto spesso a dare lo zuccherino a questo o a quell'altro per rimanere sulla sedia zoppicante di Palazzo Chigi. Un giorno sì e l'altro pure è costretto a tirare le redini alle più scapestrate frange della sinistra estrema, e ultimamente moderata, raccolta nel grande minestrone dell'Ulivo...Dove andremo? Probabilmente qualcuno a sinistra ha già buttato l'orecchio per carpire qualche idea da Ségolène Royal.

 

M.L. 

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