I nuovi Stati membri - Bulgaria e Romania
domenica 07 gennaio 2007
Dal 1 gennaio 2007 la Romania e la Bulgaria fanno parte dell’Unione Europea. I trattamenti dell’adesione erano iniziati nel 1995 quando la Romania e la Bulgaria, insieme agli altri paesi ex-comunisti, presentarono la loro richiesta per l’entrata nell’UE. Dopo dodici anni la Bulgaria, l’ex-paese satellite più fedele all’Unione Sovietica e che per cinque secoli era sotto il dominio ottomano, insieme alla Romania, diventa Stato membro. Secondo il premier socialista bulgaro, Sergej Stanišev, “questa è la vera caduta del muro di Berlino”. I due paesi hanno circa 30 milioni di abitanti (la Romania ha una popolazione che raggiunge il 22 milioni di persone, mentre la Bulgaria ha quasi 8 milioni di abitanti) così l’UE avrà 487 milioni di cittadini. La popolazione è, in maggioranza, di fede ortodossa, ma ambedue i paesi vedono la presenza di importanti gruppi di minoranze etniche e di fede diversa.


Nel caso della Bulgaria, la minoranza turca (circa 750 mila unità) è quella più significativa. Durante gli anni Ottanta il potere aveva tentato di assimilare tale minoranza attraverso il forzato cambiamento dei nomi musulmani con quelli bulgari. Nel nuovo governo bulgaro costituito il 16 agosto 2005, il partito della minoranza turca (Movimento per diritti e libertà, Mdl) ottiene 34 seggi, e il suo ministro, Nihat Kabil, diventa responsabile dell’agricoltura e delle foreste e un altro, Djevdet Čakurov, invece, è il ministro per l’ambiente e per le acque. Tutti settori di massima importanza se si pensa che i fondi europei sono destinati in Bulgaria principalmente per il settore agricolo e per il miglioramento del sistema idrico (malcurato e per questo causa delle drastiche e numerose inondazioni). L’UE si preoccupa della tutela delle minoranze e una delle problematiche più delicate, durante i trattamenti di preadesione, è stata la situazione dei Rom. Nel 2004 l’ECRI (Commisione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza) ha realizzato un ricerca in Bulgaria e ha scoperto una vera e propria discriminazine nei confronti di questa minoranza. La popolazione di etnia Rom raggiunge circa i 2,5 milioni di unità in questi due paesi ed avranno la cittadinanza europea dopo la data dell’adesione. Anche la Romania è monitorata per quanto riguarda i presunti maltrattamenti e la discriminazione dei Rom.
Questo quinto allargamento dell’Unione Europea è stato proceduto da una lunga serie di negoziazioni e di valutazioni che si sono concluse con il risultato positivo per i due paesi balcanici. Nonostante i progressi realizzati per l’istituzione della democrazia e dello Stato diritto e per la creazione di un economia di mercato funzionante, la Bulgaria e la Romania saranno monitorati nei prossimi anni e dovranno presentare ogni sei mesi un rapporto dettagliato sull’andamento delle riforme. L’adesione all’UE porterà più investimenti, più stabilità per i capitali, e sviluppo grazie ai fondi europei. Purtroppo, i governi di Bucarest e di Sofia devono impegnarsi molto ancora per migliorare il sistema giudiziario, inoltre, è necessario fermare la corruzione, il riciclaggio del denaro sporco e il crimine organizzato. Notevoli sviluppi sono attesi anche per quanto riguarda il settore della privatizzazione, le riforme nelle politiche sociali e il sistema di controllo dell’agricoltura, la gestione finanziaria e il controllo dei fondi strutturali. La Bulgaria, inoltre, deve lavorare molto per la sicurezza dei suoi voli che adesso non raggiunge gli standard europei.
Con l’adesione della Bulgaria e della Romania, l’UE confina direttamente con il Mar Nero, con la Turchia e con la Moldavia, paesi di transito di migranti illegali provenienti dall’ex URSS e dall’Asia Centrale. La posizione geo-strategica dei nuovi Stati membri offre importanti opportunità per l’UE ma è anche una sfida per il controllo efficace di un territorio tanto delicato. Le autorità bulgare e romene sostengono di poter rispettare gli impegni assunti in materia di sicurezza, anche se i due paesi avranno bisogno di un massiccio aiuto economico da parte dell’UE per la difesa delle frontiere.

 

Anna Irimias 

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