Integrazione
domenica 21 gennaio 2007
Secondo una ricerca dall’EUMC (Osservatorio europeo sui fenomeni razzisti e xenofobi) realizzata nel 2006, gli immigrati e gli appartenenti alle minoranze etniche sono soggetti a gravi disuguaglianze nel mercato abitativo e in quello del lavoro. La ricerca è stata svolta nei paesi dell’Unione Europea ed il risultato ottenuto è alquanto sconcertante. Le politiche migratorie, le sanatorie, le restrizioni nel mercato del lavoro sono concepiti dai governi europei per affrontare la nuova realtà, ma non si è creato ancora un rapporto tra pari.
L’immigrato non è una calamità naturale, non è un numero nelle statistiche e sicuramente non è un “fenomeno”. Si pensa che un lavoratore agricolo, anzi l’immigrato che lavora nel settore dell’agricoltura, si trovi bene a dividere la propria stanza con altre 4 persone o forse anche a lasciar posto nel suo letto a qualcun altro.

Diventa così una pratica usuale offrire come alloggio al bracciante maghrebino, polacco o romeno un garage, una capanna o una casa abbandonata in campagna ma, perché no, sicuramente loro sono abituati a vivere senza acqua corrente, a loro sicuramente piace “la casa” senza elettricità.
Qualche volta gli edifici inappropriati, dove molte famiglie immigrate sono costrette a vivere, sono la causa di innumerevoli disgrazie. Ad aprile del 2005, in un incendio di un albergo di Parigi, ci sono stati 22 morti (la metà dei quali donne e bambini) e 60 feriti. Un anno dopo, sempre a Parigi, 17 persone, incluse 14 bambini, hanno perso la vita in un incendio di un edificio residenziale. In ambedue i casi le vittime erano africani, legalmente residenti da parecchi anni in Francia. L’elevato ammontare dell’affitto, come per esempio in Spagna, riduce drasticamente le possibilità, soprattutto dei nuovi arrivati. Non è raro che si affittino anche i letti, le poltrone o, addirittura, i balconi, generando, come minimo, appartamenti sovraffollati.
La discriminazione nel mercato del lavoro è evidente, visto che il tasso di disoccupazione è molto più alto tra gli immigrati e gli appartenenti alle minoranze etniche che tra gli autoctoni. La discriminazione, secondo l’International Labour Office, è particolarmente forte nel settore dei servizi, dove il contatto con la clientela è fondamentale. I datori di lavoro spesso si giustificano affermando che ai clienti non piace trattare con immigrati. Questa tendenza è preoccupante perchè il settore terziario è quello che offre maggiori possibilità di lavoro. Un sito islamico nei Paesi Bassi ha pubblicato il risultato di un test di discriminazione durante il quale 150 curriculum vitae sono stati inviati alle compagnie che cercavano impiegati. La metà di questi CV era di persone con cognome olandese e l’altra metà con un cognome straniero/islamico, o che suonava tale. Dei 75 CV olandesi 69 persone sono state contattate per un colloquio di lavoro, mentre dei 75 CV stranieri solo 33. Tutti i colloqui hanno avuto luogo e 51 olandesi sono stati assunti, un’enormità se paragonati con i soli 2 stranieri.
La società multietnica oggi è una realtà. Il ruolo degli immigrati nei paesi ospitanti è molto rilevante; il loro lavoro contribuisce a mantenere quel “welfare state” al quale ancora oggi devono chiedere di essere ammessi. Secondo Il Sole 24 Ore, il 60% dei nuovi conti correnti aperti dalle banche negli ultimi 5 anni è intestato a immigrati. Vivere in un paese che non è il proprio, dove le regole, le abitudini, la lingua sono diverse, è spesso difficile. Il più ovvio dei luoghi comuni sarebbe <>. Evidentemente anche una persona che decide di emigrare pensa di poter migliorare la propria situazione, pensa di poter avere delle possibilità lavorative migliori e magari che i figli possano usufruire dei vantaggi della cosiddetta “società del benessere”. Vivere in una capanna e lavorare nei campi per 2 o 3 euro al giorno non credo che aiuti a considerarsi persone con pari opportunità. La delusione e il dispiacere sentiti per i mancati esiti positivi, gravano sull’autostima e sul senso di emancipazione. Mentre i successi personali e lavorativi, gratificando gli individui, migliorano le relazioni fra vecchi e nuovi cittadini.

 

Anna Irimias 

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