Prove dei motori per la scuderia Fini - Veltroni
lunedì 05 febbraio 2007
Con gli incentivi alla rottamazione le vendite delle auto in Italia stanno risalendo. In una concessionaria di Roma sono stati visti due personaggi che stanno provando lo stesso modello e magari alla fine sceglieranno quella con il motore più potente e capace di sorpassare. Magari differiranno solo sulla scelta del colore, uno preferisce le tonalità scure, l’altro il rosso, anche se talvolta un rosso strano tendente un po’ verso la tinta “stelle e strisce”. Stiamo parlando di Gianfranco Fini e Walter Veltroni, il primo ex fedele braccio destro di Silvio Berlusconi; il secondo pacioso ma “furbo”sindaco di Roma che si è defilato dalla politica caciarosa e cafona degli ultimi anni per guidare ormai da due mandati la Capitale.


Altra occasione ghiotta per salire sulla fuori serie del sorpasso alla politica dei leader attuali, i problemi di cuore – e non quelli risolti nella clinica di Cleveland dal Cavaliere – ma quelli creati dall’ex silenziosa first lady Veronica Lario. E se il distratto Silvio Berlusconi, impegnato a scrivere lettere di scuse alla moglie, sentitasi offesa per le battute esternate durante la cena alla notte dei Telegatti dal marito a “starlette” più o meno famose del Bagaglino; ci chiediamo se arriverà a mandargli sotto casa Apicella con tanto di chitarra e serenata scritta dal “Berluschino amoroso” (come lo ha definito Massimo Gramellini su “La Stampa di giovedì 1 febbraio). Gianfranco e Walter intelligentemente fanno sul serio. Hanno chiarito durante un convegno al quale hanno preso parte che è ormai finita la politica del cercare il nemico che sta dall’altra parte. Ci si può fronteggiare sulle idee, i programmi, in campagna elettorali rispettarsi da avversari da battere in una matura democrazia, ma con un dialogo sempre aperto, al di là di chi vince, per affrontare i grandi temi e problemi del Paese che non sono pochi. Dalla riforma elettorale a quella delle pensioni, da una politica estera intelligente, tutti nodi che non possono certo risolversi con la prepotenza e a colpi di maggioranza.
E se qualcuno ha storto il naso vedendo l’estrema “intimità” mostrata dai due mentre facevano considerazioni, ammiccamenti sorrisini di approvazione l’uno all’altro, il dibattito si è alimentato successivamente sulle pagine dei maggiori quotidiani italiani e durante la trasmissione di Gad Lerner “L’infedele” che tra i vari opinionisti ha visto anche come ospite proprio Fini. Veltroni, come scrive su un editoriale sempre apparso su “La Stampa” (1 febbraio ndt) Lucia Annunziata, “se vive dentro una coalizione popolata di talenti…Fini gioca in un’alleanza più ridotta - Casini, Tremonti, Moratti (?) e invece di sedurre il leader, divenirne il figlio prediletto, ha scelto di allontanarsene” dalle considerazioni sulle sconfitta elettorale e sul modo di fare opposizione, sino a prendere le distanze dal suo stesso partito. Probabilmente Fini insegue l’idea di una destra che sta cambiando un po’ in tutta Europa con Sarkozy in Francia e Cameron in Inghilterra.
“Per Veltroni, invece è un mutamento quasi fisiologico”: spiega sempre la Annunziata: “ha lavorato così tanto ad entrare nella pelle del sindaco che è riuscito a rendere quasi completamente indefinibile una sua identità politica”. In effetti è cosi; trovandomi a Roma dopo le recenti elezioni ho chiesto a diverse espressioni della società capitolina, dal semplice tassista al docente universitario, come mai Veltroni al suo secondo mandato fosse stato riconfermato con percentuali plebiscitarie, malgrado un centrodestra uscito dalle primarie con la candidatura comunque forte dell’ex ministro Gianni Alemanno di An preferito all’altro ex ministro Mario Baccini dell’Udc. La risposta è semplice al di là di ogni astrusa analisi: Veltroni è votato da tutti, oltre che dalla sua coalizione di riferimento, anche dal Centro e persino dalla Destra.
Un lavoro però anche rischioso perché se Gianfranco e Walter sorpassano e prendono anche la distanza dai loro partiti d’appartenenza ricorda ancora Lucia Annunziata “senza una nuova legge elettorale che scardini i partiti così come sono, si rischia che anche il loro tentativo sia uno dei tanti andati a vuoto nella trasformazione del Paese”.
Questo uscire dagli schemi dunque apre un’altra considerazione. Se nel rischio di rigirare le sedie come un vecchio gioco che si faceva quando le feste dei ragazzi si organizzavano ancora in casa, è ancora oggi attuale parlare di destra e di sinistra? Provocatoriamente nell’ultima puntata dell’Infedele Gad Lerner ha più o meno considerato sul concetto che la Destra storicamente vince quando un leader forte coalizza le diverse opinioni non solo in seno al proprio “assetto” politico di appartenenza, citando l’esempio di Mussolini e poi di Berlusconi.
Su questo Fini l’ha corretto dicendo che il successo di massa di Mussolini, così debitamente distante quello di Berlusconi. non si possono spiegare se non in relazione al periodo storico che ha preceduto il loro avvento e il tessuto sociale nel quale si sono inseriti. Un po’ una determinazione storiografica di stampo “Taineriano” di “Razza; Ambiente; Epoca e più probabilmente una visione deterministica di cause ed effetto avversata determinatamente da Benedetto Croce, il quale, ad esempio, nel caso del Fascismo, oltre la sommaria e antifascista definizione di “Onagrocrazia”: cioè “dominazione di ignoranti attivi e di asini selvatici” parlò di malattia morale, sconfessando le teorie marxiste della società capitalista che alimentò l’ascesa del regime di Mussolini e considerando che tutti contribuirono ad alimentare il Fascismo dagli accademici, agli industriali, fino a quel modesto ciabattino che, nel 1925, quando il filosofo di Pescasseroli già si evidenziava tra i più acuti avversari del regime non volle confezionargli un paio di scarpe nuove dicendo testualmente con forte accento napoletano: “Chi? Quello che ha detto male del duce?Non gli voglio fare le scarpe!” Per Fini dunque leader a destra considera Giorgio Almirante, ma il giudizio appare scontato, visto che lui ne è stato il delfino. E allora destra e sinistra per me “pari son”, non credo si possano sintetizzare così facilmente le intenzioni di Fini e Veltroni.
L’idea di destra e sinistra nasce in Francia durante la Rivoluzione Francese per contraddistinguere la divisione dell’arena politica dove si sedevano i diversi gruppi. Precisamente risale alla seduta di fine agosto del 1789 quando viene in discussione nell'Assemblea nazionale l'articolo della dichiarazione dei diritti dell'uomo che riguarda la libertà religiosa. Norberto Bobbio nel suo “Destra e Sinistra in Nuova Storia Universale, dizionario di Storia” (Garzanti 2004) definisce così destra e sinistra: Sono i termini con cui da circa due secoli si suole designare i due schieramenti in cui è diviso l’universo politico, attraversato costantemente da relazioni di conflitto tra le parti che lo compongono: partiti, movimenti, fazioni, gruppi di interesse e, nei rapporti internazionali, etnie, popoli, nazioni.
La natura conflittuale dei rapporti politici ha reso familiare la teoria secondo la quale la politica viene definita come il luogo della contrapposizione fra l'amico e il nemico (Carl Schmitt). Anche là dove le parti in conflitto sono più di due, il sistema politico tende alla bipolarizzazione attraverso il principio, e alla pratica conseguente, secondo cui l'amico del mio nemico è il mio nemico e, inversamente, il nemico del mio nemico è il mio amico.”
Vorranno forse i due esponenti politici perseguire e oggettivare questa teoria?

 

M.L. 

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