Riccardo III va in scena in arabo a Stratford-on-Avon (BBC News)
mercoledì 28 febbraio 2007
richard_iii_cLa Royal Shakespeare Company mette in scena, per la prima volta, nel suo teatro a Stratford-on-Avon, la città di nascita di William Shakespeare, un’opera teatrale in arabo. La tragedia, una versione in lingua araba del Riccardo III, è ambientata nel contesto del Golfo Persico e mette a paragone le storiche lotte dinastiche dell’Inghilterra con la situazione politica attuale nell’Oriente vicino. Gli attori sono stati invitati da varie parti del mondo arabo. Indossano costumi tipici del Golfo e parlano una lingua mista tra l’arabo classico e le parlate della strada. Gli spettatori di lingua non-araba possono seguire grazie ai sottotitoli in inglese.

Il regista, Sulayman al-Bassam proveniente dal Kuwait, spiega come è nata l’idea: “abbiamo estirpato la tragedia dal suo contesto inglese e cristiano per ripiantarla in quello arabo.” “Credo che,” – continua – “ purtroppo, esistano poche voci arabe che siano al di fuori del contesto politico e religioso, per interloquire con il pubblico occidentale. E per questo diventa importante gestire bene i cliché ideologici e l’antagonismo, pur usandoli, perché sono gli elementi più conosciuti in Occidente per poter aprire nuovi spazi per il dialogo e l’incontro.”
La tragedia si apre con il monologo scritto da Sulayman e recitato dalla regina Margaret, la matriarca sconfitta del ciclo storico di Shakespeare. Il personaggio inizia il play presentando sé stessa: “sono Margaret. Ignorerei me stessa se potessi, ma la mia storia non me lo permetterebbe. Abbiamo perso. Non voglio la vostra sovvenzione di ricostruzione, i vostri prestiti, la vostra compassione, solo vi prego di non chiedere della mia sete di rivincita.”
La regina Margaret è interpretata dal giovane attrice siriana, Amal Omran, che è stata molto contenta di vedere il pubblico di Stratford accogliere bene la reinterpretazione araba della tragedia di Shakespeare. “Ieri sera ho sentito parlare una coppia tra il pubblico che non voleva leggere i sottotitoli. Conoscevano già la trama del Riccardo III e volevano capire solo ascoltando e attraverso la recitazione degli attori.” Sulayman ha definito il suo Riccardo III una tragedia araba. Il titolo originale era Baghdad Richard che successivamente è stato cambiato per non focalizzare solo sugli ultimi eventi in Iraq ma anche sulle lotte politiche in tutto il modo arabo.
Il dramma è particolarmente stilizzato perché viene trasportato dall’Inghilterra medievale nel labirinto politico e religioso del Vicino Oriente moderno. Sulayman ha dovuto adattare, nel contesto arabo, la scena del Riccardo III quando i leader cristiani fingono scrupoli religiosi. “All’inizio abbiamo provato tutto come era scritto, ma non poteva funzionare. Quindi, ho deciso di ambientarla in un contesto completamente diverso, in uno studio televisivo come quello di al-Jazeera o altri, che si vedono nei programmi della tv satellitare araba. Viene presentata una sorta di programma religioso da questi opportunisti che usano la fede solo per i loro obiettivi privati. Per il tipo di fonti usate e per le citazioni, visto che, ovviamente, vengono citati testi islamici tradizionali, aveva un effetto sconvolgente sul testo.
La produzione è stata commissionata dalla stessa Royal Shakespeare Company. Per il momento non ci sono progetti concreti per metterla in scena anche in un paese del mondo arabo, dove secondo Fayez Kazak, il protagonista siriano, avrebbe un enorme successo. “Dobbiamo portare il Riccardo III, così com’è, nel teatro a-Hamra o nell’al-Qabbani, nel cuore della Siria – sì! – e credetemi che molte persone anche della gerarchia verrebbero a vederlo.” Ma il suo entusiasmo non è condiviso da tutti. Sulayman ricorda come la sua interpretazione di Amleto – rinominata al-Hamlet Summit – è stata presentata sul palcoscenico arabo nella versione inglese e, curiosamente, non è stata ripresa in quella araba.
Tutti nella Company sono d’accordo che il miscuglio della cultura araba e occidentale sia un atto positivo per far crollare le barriere dell’ignoranza e della diffidenza. “Se in qualunque momento tu mi conosci dal lato umano” – recita Fayez – “ed io ti conosco dal lato umano, se in qualunque momento ti canto la mia canzone e tu mi canti la tua, saremo legati, uno all’altro, in questo mondo. Se no, saremo sempre nemici. Qualcuno sussurrerà nel tuo orecchio: quello è il tuo nemico. E tu penserai di uccidermi o che io ti uccida.”

 

A cura di Anna Irimiás. Originale: www.news.bbc.co.uk. BBC News. 

 
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