| Riflessioni sul "Sogno Europeo" |
| mercoledì 02 maggio 2007 | |||||||
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L’Europa è un concetto europeo. Non è una banalità. Lo è l’Europa come lo sono tutte le altre suddivisioni storiche e geopolitiche globali. Lo è l’America; lo è l’Asia, creata e definita all’insaputa degli stessi asiatici, i quali disconoscevano questi loro “caratteri” fino al secolo scorso. Lo sono l’Africa, l’Oceania e tutte le terre e gli angoli di questo mondo. Lo è, ovviamente, l’Europa sin da quando i greci le diedero questo nome, e lo sono le altre terre per ogni volta che gli europei vollero indicare nuove strade, contrassegnando l’inizio di nuove ere. Quella che stiamo vivendo, ma che ha già mezzo secolo di storia alle spalle, è contraddistinta dalla rinascita di un ideale, rigurgito perenne ma storicamente discontinuo.
Il “sogno europeo” è germogliato al crocevia fra la postmodernità e l’emergente era globale, ponte lanciato tra due epoche. La postmodernità è quella fase senescente-crepuscolare della modernità, tempo per formulare giudizi sui peccati, molti, dell’era moderna. Il risveglio culturale degli anni sessanta, che sondava nuove realtà, abbattendo vecchi confini, porta con se un compagno intellettuale: il pensiero postmoderno. In questo, e nella contrapposizione ad un altro sogno, quello americano, dobbiamo ricercare le nostre, tenere, radici.
Vincenzo Foti
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