| Fascismo, il regime nato nella mente di tutti |
| venerdì 24 agosto 2007 | |||||||
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La storiografia ha relegato le radici della nascita del Fascismo come un inevitabile ed esclusivo fenomeno generato dalla contrapposizione tra capitalismo e classe operaia, in un momento di feroci lotte e contrasti. La prua della nazione lasciata per oltre vent’anni nella mano di Mussolini è stata vista innumerevoli volte, anche, come l’unico potere da alimentare per difendersi dalla paura dell’ideologia comunista dilagante: credevano in questo gli industriali; ricevette il pieno sostegno della Chiesa. A distanza di decenni è interessante rispolverare una vecchia teoria, che esce dal coro, dai più dimenticata, ovvero il fascismo come male da ricercare nei cervelli degli uomini. A studiare il fenomeno da questa visuale è Benedetto Croce, prima in “Chi è fascista” pubblicato nel “Giornale di Napoli il 29 ottobre 1944 e poi racchiuso negli “Scritti e discorsi politici” editi da Laterza nel 1963. Croce sostiene che sin dall’origine il Fascismo trovò i suoi “fautori e sostenitori in tutte le classi e in tutti gli ordini economici e intellettuali”: dagli agrari, al clericali, passando per gli esponenti della vecchia aristocrazia, gli industriali, i proletari, gli operai e i piccoli borghesi. Per spiegare il fenomeno, riportiamo un episodio stesso che il filosofo utilizza per accreditare la sua convinzione, cioè un ciabattino reso fanatico dal fascismo il quale, venuto a sapere che a commissionargli un paio di scarpe era stato un avversario del regime – appunto Croce che già nel 1925 si distingueva per questo – disse con forte accento napoletano: “Chi? Quello che ha detto male del duce? Non gli voglio fare le scarpe!” (“Il Fascismo” Le interpretazioni dei contemporanei e degli storici – Renzo De Felice ed. Laterza). Si arriva dunque alla conclusione che sia il regime di Mussolini che quello Hitler furono alimentati da ogni strato sociale e che, dunque, le radici non sono individuabili nei meccanismi di classe, bensì dentro “i cervelli degli uomini e colà scoprire il male”.Simon Martin che insegna alla British School of Rome ha scritto un libro dal titolo “Calcio e fascismo” (edito da Mondadori), cercando di spiegare il fenomeno sportivo, che portò anche alle vittorie mondiali della nazionale nel 1934 e 1938, come uno strumento facile e fondamentale per il diffondersi della ideologia fascista tra le masse di ogni ordine e grado. In particolare Mussolini stesso conosceva bene "la teoria delle folle" di Gustave Le Bon, ovvero “che la mente collettiva della massa e soggetta a manipolazioni e suggestioni.” Quindi un gruppo di persone che vivono insieme nello stesso ambiente per un certo tempo, gradualmente si adattano a pensare tutti alla stessa maniera. Il Fascismo dunque puntava, come ogni regime, a imporre la propria identità in maniera trasversale e universale. C’erano tutti quella notte del 10 giugno 1940 a Roma in Piazza Venezia, quando, “Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria…” e l’Italia cade dentro l’orrore della Seconda Guerra Mondiale.
L.M.
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