| Intervista a Andrea Bellantone/Antisemitismo accademico |
| sabato 25 agosto 2007 | |
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Da L'Opinione* E’ passato un anno esatto dallo scoppio della guerra tra Israele e Hezbollah. Anche se le operazioni militari sono finite, a quanto pare c’è chi vuole proseguire la guerra con le armi della cultura, come le associazioni dei professori britannici (Ucu, Aut e Nafthe) che hanno aderito all’appello per il boicottaggio delle università israeliane. A spezzare questo assedio sul fronte culturale, nel Regno Unito sono soprattutto i giornalisti britannici rappresentati dal sindacato National Union of Journalist, che ieri hanno ribadito la loro intenzione di continuare una proficua collaborazione con i sindacati dei giornalisti israeliani. Ma anche in Italia qualcosa si muove. Eurolab Laboratorio d’Europa,
un’associazione nata a Messina e formata da ricercatori, studenti e
professionisti, ha lanciato una campagna per la cooperazione con le università e
i centri di ricerca israeliani.
All’appello hanno aderito, come primi firmatari,
Fiamma Nierenstein, Girolamo Cotroneo, Anita Friedman, Marco Taradash, Carlo
Panella, Anna Bono, Giorgio Israel, Gaetano Quagliariello, Edoardo Tabasso,
Bruna Ingrao e Fernando Mezzetti.
Ma si tratta di una lista di firme
provvisoria e destinata a crescere. Ne abbiamo parlato con il presidente di
Eurolab, il ricercatore Andrea Bellantone. Il quale ci spiega, prima di tutto
quali sono le finalità dell’associazione: “E’ un luogo di dibattito sul nuovo
europeismo che si sta diffondendo in altre sedi italiane, europee ed
extraeuropee. Normalmente per ‘integrazione europea’ negli ultimi anni si
intende erroneamente un disegno politico alternativo agli Stati Uniti e come
minimo scettico nei confronti di Israele. Noi intendiamo proporre un’idea
opposta: amicizia con gli Stati Uniti, attenzione per quella realtà
mediorientale (ma europea a tutti gli effetti) che è Israele e attenzione ai
Paesi della Nuova Europa. E’ in questa ottica che lanciamo un appello per la
cooperazione con gli istituti israeliani”.
Stefano Magni |
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E’ passato un anno esatto dallo scoppio della guerra tra Israele e Hezbollah. Anche se le operazioni militari sono finite, a quanto pare c’è chi vuole proseguire la guerra con le armi della cultura, come le associazioni dei professori britannici (Ucu, Aut e Nafthe) che hanno aderito all’appello per il boicottaggio delle università israeliane. A spezzare questo assedio sul fronte culturale, nel Regno Unito sono soprattutto i giornalisti britannici rappresentati dal sindacato National Union of Journalist, che ieri hanno ribadito la loro intenzione di continuare una proficua collaborazione con i sindacati dei giornalisti israeliani. Ma anche in Italia qualcosa si muove. Eurolab Laboratorio d’Europa,
un’associazione nata a Messina e formata da ricercatori, studenti e
professionisti, ha lanciato una campagna per la cooperazione con le università e
i centri di ricerca israeliani.








