EUROLAB - Laboratorio d'Europa
domenica 16 luglio 2006
            Un Laboratorio d'Europa, a Messina. Non abbiamo costruito questo progetto con la presunzione di chi crede che da Capo Peloro si possa dettare l'agenda politica della discussione europeista. Ma neppure con la rassegnazione di chi pensa che ogni sforzo per promuovere una discussione pubblica sul futuro dell'Europa sia inutile, tanto più se questa discussione viene promossa nel Mezzogiorno del Continente da un gruppo di giovani, siano essi studenti, laureati, professionisti o ricercatori.

Lo abbiamo fatto nella convinzione che - piaccia o no - è il realismo a suggerire che nei prossimi anni sarà il processo dell'integrazione europea a dettare l'agenda della nostra vita pubblica e individuale: quindi non è proprio il caso di fare finta che, con la pausa di riflessione in merito al processo di costituzionalizzazione, l'Unione Europea sia d'un tratto uscita fuori dal nostro orizzonte civile. L'europeismo non è per noi una mistica o una rinnovata pulsione nazionalista, in un tempo che ansiosamente è in cerca di nuove identità o identificazioni: è un progetto politico che si fonda su una precisa «idea dell'Europa», che rende a sua volta l'Europa più un'idea che un fatto geografico o storico, un progetto di spazio politico in cui dominano la libertà e i diritti ad essa connessi.

          Il Piano D, proposto dalla Commissione per favorire il dialogo, il dibattito e la discussione in merito al futuro dell'Unione Europea, è stata l'occasione che ci ha spinto a prendere l'iniziativa e creare un luogo pubblico di confronto sugli errori del passato e le prospettive del futuro. E il confronto, se sarà veramente tale, dovrà necessariamente prendere in considerazione non solo le prospettive, ma soprattutto gli errori (che ci sono, e sono tanti): diversamente si tratterà solo dell'ennesimo tentativo per tenere fuori la società civile, con i suoi interessi e le sue culture, da un processo che non può svolgersi sopra la sua testa, nell'empireo dei palazzi dell'«idiotismo burocratico» o nei gabinetti di studio di pochi - e inverosimili - intellettuali europei.

         Eurolab - Laboratorio d'Europa è un tentativo di attivare sinergie tra le istituzioni, le realtà sociali, i singoli, finalizzato a costruire un modello di europeismo nuovo, che in futuro si potrà riprodurre in altri luoghi o potrà confrontarsi con altre esperienze e promuovere una trasformazione del nostro modo di affrontare un tema come quello dell'Europa. Ecco perché abbiamo voluto che la nostra associazione fosse soprattutto un laboratorio: qualcosa di diverso da un centro di frigida propaganda europeista (come spesso sorgono con il danaro sonante delle pubbliche amministrazioni e la compiacenza di qualche politico di mestiere) o un'associazione culturale che organizzasse di tanto in tanto pigre presentazioni di libri e conferenze a tema frequentate da soci trascinati a forza per occupare le seggiole delle sale. Abbiamo invece immaginato una struttura agile e dinamica, che coinvolge la società civile già nel suo statuto, sotto forma di Comitato dei Garanti che collaborano alle nostre attività; che si rivolge prevalentemente alle attività di formazione dei singoli e delle realtà sociali per affrontare le sfide culturali e pratiche che il processo europeo ci pone innanzi; che soprattutto lavora nel tentativo di trovare tematiche specifiche che siano lontane dalla vana edificazione culturale e possano effettivamente incidere sulla formazione collettiva al fine di costruire una nuova consapevolezza europeista.

         Ci riusciremo? I dubbi non sono solo nella coscienza del lettore di questo editoriale, ma anche in quella dei soci di Eurolab - Laboratorio d'Europa. Tenteremo di fare fronte al legittimo «pessimismo della ragione» con «l'ottimismo della volontà».

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