Da che parte sta Eurolab? Contro la mafia
lunedì 10 settembre 2007
In Sicilia non ci sono vie di mezzo. Chi abita fuori da quest’isola non lo può capire perfettamente. Non perché la saggezza sia virtù siciliana, ma proprio per la ragione contraria: in Sicilia la saggezza è rara. Altri sentimenti, come l’eccesso e la pavidità prendono spesso il sopravvento. E se poi sentimenti apparentemente innocenti come l’eccesso e la pavidità si mettono insieme, generando mostri come l’eccesso di pavidità, allora la Sicilia giunge al massimo del suo minimo. E non c’è da stare allegri.

Il discorso potrebbe sembrare complicato, ma la conclusione è semplice. Eurolab sta dalla parte di Lirio Abate e Andrea Vecchio. A molti, purtroppo ai più, questi nomi potrebbero dire nulla o quasi nulla. Una breve rinfrescata alla memoria non farà male. Lirio Abate è un giornalista dell’ANSA, costretto a vivere sotto protezione a causa delle attenzioni (diciamo così) della mafia. Andrea Vecchio è un imprenditore catanese, la cui impresa ha subito svariati attacchi di Cosa Nostra. Fatte le presentazioni si capisce perché Eurolab stia con loro e perché rifiuti l’eccesso di pavidità che fa stare zitte e mazziate tante persone.
Insomma, tentiamo di stare un poco nel mezzo, nella dimensione della saggezza, a favore di quella razionalità che consiglia di schierarsi dalla parte di quella gente che oggi è minacciata dalla mafia. E perché? Perché domani potrebbe toccare a noi, alle nostre vite e ai nostri progetti. Certo, Lirio Abate e Andrea Vecchio non sono i soli, ma in queste settimane possono diventare simboli di una rinnovata attenzione alla questione mafiosa, che è la prima delle questioni siciliane (ma non l’unica, certo). Magari anche guardando all’altra sponda dello Stretto di Messina, a quella Calabria in cui Carlo Guccione – segretario dei Democratici di Sinistra – subisce l’intimidazione classica, il rogo dell’automobile. Sicilia e Calabria hanno bisogno di sviluppo, impresa, mentalità di mercato, rinnovamento della classe dirigente: ma tutte queste parole sono fuffa fino a quando non ci si rende conto, dal Pollino a Capo Lillibeo, che bisogna porre fine all’eccesso di pavidità e riscoprire un poco di saggezza. Quel poco di saggezza che ci faccia mobilitare ogni giorno, con la ponderatezza e la discrezione dell’essere onesti, senza troppe smanie di protagonismo e senza squilli di tromba, contro la mafia, le mafie, la ruggine che ci imbratta ogni brandello di vita civile.
Eurolab, quindi, sta con Abate, Vecchio, Guccione, così come sta con tutta quella gente che, pur non avendo fatto dell’antimafia una professione politica (o una corsa al successo in magistratura) lotta la mafia col semplice fatto di essere onesta, operosa, generosa di quello spirito civile sobrio e sereno che la porta a svolgere i propri doveri e costruire i propri diritti senza scorciatoie, nella vita di ogni giorno e nella rispettosa legalità repubblicana. Eurolab sta con loro, perché sa che non c’è sviluppo, non c’è vera classe dirigente, non c’è Europa in Sicilia (e in Calabria), se prima non si pone fine all’eccesso di pavidità che non fa dire una parola chiara contro la mafia.
Chi ha fatto nascere Eurolab ha avuto, per motivi anagrafici ancora prima che per scelta esplicita, il proprio battesimo civile guardando alla televisione Capaci e via D’Amelio. Ancora ci si ricorda, mescolato ai frammenti della mezza adolescenza, il sapore acre di quella stagione siciliana, fatta di polvere, confusione, puzza di crollo morale e istinto cieco di riscatto civile. Credo che solo quel sapore strano, per molti versi indigesto e per altri entusiasmante, può giustificare fino in fondo la nascita di un’idea come Eurolab, il tentativo di dare esito strutturato e progettuale a un’ipotesi di crescita della nostra comunità che non passi per scorciatoie, ma che punti alla qualità, al lavoro comune, alla creazione di eccellenze e a una cultura del merito e della valorizzazione dell’intelligenza. Sul fondamento florido, anche se drammatico, tragico e sanguigno, come lo sono molte cose siciliane, di momenti come Capaci e via D’Amelio Eurolab ha messo (e deve mettere ogni giorno) le sue radici, per stare sempre dalla parte di gente come Abate, Vecchio e Guccione. Cioè, per dirla in breve, per essere (o tentare di essere) saggi, sfuggendo all’eccesso di pavidità. Insomma, per essere contro la mafia.

 

Andrea Bellantone 

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