Continua il pasticcio romeno
domenica 04 novembre 2007

I teoremi scientifici finiscono con una formula rinomata: come volevasi dimostrare. Sarebbe il caso di usarla anche per il pasticcio romeno (un poco indigesto) cucinato dal Governo italiano.
Con facile spirito profetico avevamo scritto, su questo sito, che la prontezza di spirito del Governo nel fare un caso politico della triste vicenda di una nostra concittadina avrebbe causato gravi problemi. A qualche giorno di distanza possiamo confermare la tesi: le ronde antiromene verificatesi a Roma e la tensione con il governo di Bucarest sono prove incontrovertibili della frittata prodiana.

Dove l’errore? Quello di gettare benzina sulla xenofobia antiromena che si è sviluppata in questi anni nel nostro paese. Grazie al decreto legge emanato sull’onda emotiva causata da un caso di criminalità violenta, il Governo ha aizzato uno spirito xenofobo diffuso nella nazione, dandogli una sorta di giustificazione pubblica e sanzione giuridica.
Chi scrive è un fautore convinto della tolleranza zero contro il crimine, ma è altrettanto convinto che nessun Governo democratico e liberale deve mai operare in modo tale da incrementare le discriminazioni tra gli esseri umani (categoria che viene ben prima di quella di cittadino). La strana prontezza di riflessi del Governo italiano non ha forse fatto passare l’idea che ci fosse una correlazione stretta tra la nazionalità romena e la criminalità in Italia? Si tratta di una tesi assurda, che ha qualcosa di inaccettabile all’interno di una democrazia liberale: il fumus del razzismo.
Questo a me pare un errore fatale per un esecutivo che si ispira a idee e principi europeisti. La Romania è entrata, con il suo bagaglio di problemi, all’interno dell’Unione Europea. Non ha senso ora proporre o stimolare surrettiziamente una crociata antiromena per difendersi da una criminalità che non si ha la capacità di combattere sulle strade e nei tribunali. Il vero obiettivo del Governo dovrebbe essere quello di produrre norme tali da garantire processi rapidi e una presenza radicata della forze dell’ordine sul territorio. Tutto il resto è fumo negli occhi. O vile tentativo di rincorrere gli umori dell’opinione pubblica per garantirsi qualche punto percentuale in più nei sondaggi.

 

 Andrea Bellantone

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