| Unione europea: firmato il trattato di Lisbona |
| mercoledì 19 dicembre 2007 | |
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Ma non basta una firma per far ripartire l'Europa. Resta ora da vedere se gli strumenti di cui l'Europa si è dotata a Lisbona saranno accompagnati da reale volontà politica. All'indomani della firma del Trattato di Lisbona, l'Europa è chiamata ad affrontare sfide politiche, economiche e ambientali. Non c'è che l'imbarazzo della scelta: immigrazione, lotta al terrorismo, emergenza climatica sono solo tre dei campi in cui l'Europa può mettere a frutto i suoi rafforzati poteri. Gli esami non finiscono mai recita un antico detto e questo è vero anche per Madame Europa. Il primo è dato dalla questione del Kosovo, tema al centro della discussione dell'odierno vertice di Bruxelles. Se l'Europa sarà in grado di offrire una soluzione adeguata alla situazione del Kosovo sarà promossa in Politica estera. Per farlo però dovrà placare le ambizioni della Russia e i timori degli Stati Uniti. La Russia si oppone infatti all'indipendenza unilaterale perchè questa rafforzerebbe i movimenti separatisti, vera minaccia del rieletto Putin. Dopo i moniti della Russia, quelli della Serbia hanno tolto ogni dubbio all'Europa: «la missione europea non sarà la benvenuta sul territorio serbo», ha dichiarato Slobodan Samardciz. L'indipendenza del Kosovo rischia poi di riaprire fratture profonde nel cuore dell'Europa come dimostrano i timori della Germania. La questione del Kosovo, al centro dell'opinione pubblica tedesca, ha infatti creato tensioni all'interno della grande coalizione. Il cancelliere Merkel è stata infatti duramente criticata dalla SPD per il suo atteggiamento anti Putin proprio per il timore che la Russia assumi decisioni unilaterali sul futuro del Kosovo. La strategia del consiglio europeo dovrà quindi tener conto di questi aspetti per evitare il fallimento. La seconda questione che un'Europa dai confini aperti è chiamata ad affrontare è quella della sicurezza. Una partenza difficile per un'Europa che ha come frontiera il mondo. Come organizzare infatti uno spazio che si estende dall'Est al Portogallo? E qui lo scetticismo acquista una propria legittimità sia per l'eterogeneità politico e sociale dei territori, che con un colpo di bacchetta magica si sono trasformati in Stati Membri dell'Unione, sia per l'economie che regolano questi Paesi. In questi frangenti appare chiaro che alcuni Stati membri ricoprono più responsabilità di altri. Tuttavia lo stesso assetto firmato a Lisbona ha implicitamente approvato l'Europa a due o più velocità legittimando le geometrie variabili. Un ruolo chiave spetta allora a Francia e Germania. L'asse franco-tedesco è chiamato a costruire una vera e propria politica di immigrazione guidando gli altri in un percorso ad ostacoli. Se l'Europa riuscirà a dimostrare che l'immigrazione non è fatalità insegnandolo anche all'Italia avrà già vinto una delle più grandi sfide che caratterizzano il nostro secolo.
Francesca Traldi
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I 26 capi di Stato hanno firmato ieri il nuovo assetto dell'Europa che
prevede una presidenza rafforzata e decisioni con il voto a doppia
maggioranza. Tuttavia c'è chi, nonostante le polemiche, ha preferito
firmare in solitudine come il britannico Gordon Brown. Dando una prova
di coerenza apprezzata dagli inglesi, Gordon Brown non ha rinunciato
alla bandiera dell'euroscetticismo nemmeno nei momenti solenni. Ora i
singoli Stati membri dovranno ratificare il trattato entro il 2009
(entro le elezioni del parlamento europeo) ma un solo Paese, l'Irlanda
ha richiesto l'uso del referendum. Difficile dire se il testo approvato
rappresenti un passo avanti o un passo indietro rispetto al progetto
tanto ambizioso quanto corposo messo a punto da Giscard D'Estaing e
Giuliano Amato. Scegliendo la corsia preferenziale, quella data dal
pragmatismo, il Trattato di Lisbona resta un passo avanti rispetto alla
paralisi post referendaria. Con Lisbona i due anni di stallo dovrebbero
rientrare fra parentesi.








