| Bruno Contrada rischia di morire in carcere |
| domenica 06 gennaio 2008 | |
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Non si spiega, dunque, come il magistrato di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere ha rigettato giorni fa la prima richiesta di scarcerazione presentata dal legale della difesa. Inoltre nella perizia di parte il prof. Torre fa riferimento a come la situazione medica di Contrada sia stata monitorata dal dott. Francesco Cariello, ufficiale medico presso il carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, dove Contrada sta scontando la sua pena. Le relazioni vanno dal 31 ottobre al 27 dicembre 2007. “All’interno di queste – scrive Torre nella sua consulenza -vengono spiegate le gravi e varie patologie delle quali è affetto Contrada e permettono di capire quanto negativamente stia pensando il regime carcerario sulle condizioni di salute dell’ex poliziotto". Continua Torre: “Chiunque legga le relazioni percepisce immediatamente quanto le patologie accertate destino allarme nei sanitari che si occupano di lui a fini della cura”. Bruno Contrada continua anche a perdere peso. Nella relazione medica del mese di ottobre era già sotto di 11 chili in appena 5 mesi, mentre nella relazione del 21 dicembre addirittura si parla di 14. Malgrado tutto questo Contrada è voluto tornare in carcere, dopo il ricovero al Cardarelli di Napoli, e rifiuta la grazia, continuando a professarsi innocente. Sul sito, nato con l’intento di fare conoscere la vicenda di Bruno Contrada (www.brunocontrada.info), fanno riflettere i tanti messaggi di solidarietà nei confronti dell’ex dirigente del Sisde. In particolare: “I figli di Contrada aumentano, siamo sempre di più…”- si firma Maria. Considera Spillo: “Prima ti chiedono di infiltrarti e poi, quando da infiltrato sembri uno di loro (cioè ti sei infiltrato bene facendo bene il tuo lavoro) ti accusano di essere uno di loro. Bella logica!!! Forse che se tu ti fossi infiltrato meno rendendo riconoscibile la tua appartenenza alle istituzioni, saresti finito incaprettato offrendo un nuovo palcoscenico di cordoglio e pianto…” A questo punto speriamo solo che quando finalmente si prenderà una decisione sul questo caso non sia troppo tardi e non si debba discutere di un servitore dello Stato morto in carcere.
L.M.
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Bruno Contrada rischia di morire, ma continua a rimanere in carcere. Preoccupa la perizia di parte del prof. Carlo Torre, docente di Medicina legale all’Università di Torino, che è stata consegnata all’avvocato Giuseppe Lipera, difensore di Contrada: “Esiste il pericolo di possibili nuovi attacchi ischemici cerebrali – spiega Torre – e le condizioni di salute dell’ex dirigente del SISDE non sono compatibili con il regime carcerario”. Anche la situazione del cuore è allarmante, in più continua Torre, “ c’è una notevole perdita di tono muscolare, al quale si aggiunge il deficit visivo causato dall’ictus”.








