La riforma morale parte dal popolo delle partite iva
mercoledì 14 maggio 2008

di Andrea Bellantone
Bendetto Croce, in un passo del suo Etica e Politica, ricordava che il grande merito del pensiero moderno è stato quello di avere liberato il “concetto dell’utile” dalla condanna morale a cui era stato a lungo destinato.

La cultura italiana, ancora immersa in un moralismo umanistico malamente inteso, stenta a riconoscere la riabilitazione moderna dell’utile e continua a confonderlo con il male, con l’egoistico, con il nemico di una società bene ordinata. Siamo ancora molto indietro rispetto all’intuizione di Benedetto Croce.

Ho scritto, però, che questo difetto è tipico della cultura italiana, non certo degli italiani. Al contrario: gli italiani, quelli reali e non quelli rappresentati da un cultura sempre più astratta e chiusa nei suoi salotti (e nei suoi giornali), restano un popolo laborioso, che lavora alacremente al proprio utile e si guadagna la vita nella faticosa concorrenza del mercato. Da qualche anno questo popolo ha alzato la testa, destando l’indignazione di tanti intellettuali, stupiti dalla sua presunta volgarità degli italiani.

Quando si riv-endica all’Italia il primato delle piccole imprese, del numero di artigiani, di giovani imprenditori, non si fa altro che riconoscere la semplice verità di milioni di persone che non si vergognano di perseguire il proprio utile e non lo considerano necessariamente in contrasto con quello degli altri. Sono solo certi mandarini e predicatori puritani della cultura italiana a sentirsi ancora indignati dalla presunta grettezza del popolo della partite iva.
 
Invece quel popolo nasconde la moralità profonda e più naturale che si possa immaginare: quella del lavoro, della fatica e dello spirito di riforma reale del mondo, che costituiscono i tratti più nobili dell’anima italiana. Se una riforma morale del nostro paese ci dovrà essere, non potrà che partire dai valori di questo popolo, perché è tra le sue virtù che ancora si manifesta un’energia schietta e chiara, non certo nelle raffinate speculazioni dei professori con la erre moscia.

 

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