| Nel Paese dove i diritti diventano paradossi |
| domenica 25 maggio 2008 | |
Approfondisci su www.pinomasciari.orgNello scorso mese d’Aprile, in diverse piazze d’Italia, associazioni, “meet-up” e singoli cittadini hanno deciso di far nascere presidi permanenti per testimoniare e ribadire il sostegno ad un testimone di giustizia che ha deciso, in segno di protesta, di lasciare la località protetta nella quale vive da 11 anni con la moglie e i suoi due figli e dirigersi - senza scorta - in Calabria, sua terra natale. Molte sono state le città mobilitate a cominciare da Torino, la città che a conferito la cittadinanza onoraria a Pino Masciari (nella foto), e che per due settimane ha visto giovani dei presidi di Libera, ragazzi del “meet-up” e altre associazioni fermi davanti alla prefettura, giorno e notte, a sostegno della famiglia Masciari.
Ma chi è Giuseppe (Pino) Masciari? Non è un’ eroe come egli stesso più volte replica a quanti lo ritengono tale. No. Pino è semplicemente un Uomo che ha creduto e tuttora crede nelle istituzioni, un Uomo che ha deciso di esser Cittadino, denunciando ‘ndranghetisti che pretendevano di trattarlo come suddito, e che ora vuole vedere riconosciuto dallo Stato il risarcimento adeguato che gli spetta di diritto. Pino era un imprenditore. Aveva due aziende, una ereditata dal padre nel 1988 che svolgeva attività nel settore privato, e l’altra, la “Masciari Costruzioni”, a lui intestata, operante nel settore pubblico per la costruzione di case popolari, scuole e strade.
Le banche stesse gli consigliarono di rivolgersi agli usurai per ottenere il credito necessario per sostenere le sue aziende dato che i lavori precedentemente commissionati non venivano pagati e, trovandosi impossibilitato a svolgere qualunque tipo di attività, nel 1994 dovette licenziare i suoi operai pur avendo molti cantieri aperti non solo in Italia e appalti commissionati per un valore di molti miliardi di lire.
La protesta di Pino è iniziata per chiedere alle istituzioni sia la riattivazione del programma di protezione, sia per ottenere il risarcimento adeguato che dovrebbe spettargli come diritto e che prevede così la possibilità per un testimone di giustizia di riavviare l’attività lavorativa che per necessità ha dovuto interrompere.
E “l'inefficienza non riguarda casi isolati ma, sistematicamente, anche se con forme e modalità che variano da caso a caso, tutto il comparto, per cui, per far si che lo Stato recuperi il terreno perso nei confronti di chi ha mostrato di possedere uno spirito civico esemplare, occorrono un intervento normativo ed un approccio alla materia innovativi ed urgenti secondo le seguenti proposte, da distinguere tra quelle che possono essere assunte a legislazione invariata e quelle che richiedono appropriati interventi normativi.Occorre un mutamento di mentalità e metodo, una diversa filosofia nell'approccio alla figura del testimone che va visto non come un peso ma come una risorsa. Occorre contrastare un modus operandi basato sulla convinzione che l'elargizione delle somme di denaro -talvolta rilevanti- possa risolvere qualsiasi tipo di problema dei testimoni, assumendo una sorta di significato liquidatorio rispetto ad ogni obbligo dello Stato. Occorre anche affrontare, con determinazione e pragmatismo, la questione relativa ai dati anagrafici e ai documenti identificativi del testimone di giustizia e dei suoi familiari?Deve considerarsi inammissibile che il TdG ( testimone di giustizia) rimanga, anche solo per pochi giorni, privo dei documenti che gli consentano l'esercizio dei fondamentali diritti della persona, quali la libertà di movimento e di soggiorno, nonché il diritto alla salute e all'istruzione (carta di identità, patente di guida, tessera sanitaria)”.
S.G.
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