| Quel "Mare Nostrum" che ridiventa bussola strategica della Storia |
| mercoledì 25 giugno 2008 | |
di Andrea Bellantone Le recenti proposte di Nicolas Sarkozy a proposito di un’Unione per il Mediterraneo rappresentano un’opportunità cruciale per l’Europa e per il mondo intero. Dopo esserne uscito a causa della scoperta dell’America, il Mediterraneo è tornato di recente ad essere uno degli spazi decisivi della storia mondiale.
Da un lato l’11 settembre 2001 e dall’altro l’incrementarsi degli scambi economici tra Estremo Oriente ed Europa, hanno restituito all’antico mare una rinnovata attualità strategica. Naturalmente questo comporta anche molte difficili sfide da affrontare, rispetto alle quali la capacità della leadership europea è ancora tutta da dimostrare. L’idea di costruire un legame istituzionale tra la sponda settentrionale e quella meridionale del Mediterraneo, tramite la formazione di un’organizzazione sovranazionale la cui promozione spetterà all’Unione Europea, come è stato deciso dal vertice europeo del 13 e del 14 marzo scorsi, è la via che Sarkozy ha scelto per rilanciare il ruolo dell’Europa nel bacino Mediterraneo. L’iniziale diffidenza di diversi paesi europei riguardo al progetto non deve stupire: era da attendere che, dopo un decennio in cui la spinta propulsiva dell’UE è stata rivolta verso est, l’iniziativa francese potesse procurare qualche perplessità. Sono stati soprattutto i paesi come la Germania, che della strategia dello sviluppo a est hanno ampiamente beneficiato tra gli anni Novanta ed oggi, a diffidare del progetto francese, originariamente visto come troppo indipendente dalla UE e pericolosamente incentrato sul ruolo della Francia. E tuttavia Sarkozy ha colto il punto decisivo: se è verso oriente che l’UE poteva e doveva avere il suo consolidamento geografico (ormai sostanzialmente raggiunto), il Mediterraneo è invece lo spazio della sfida del futuro. Sarà lungo la sua frontiera meridionale che l’Europa giocherà la partita per la sua prospettiva di medio e lungo periodo ed è compito di una politica degna del suo ruolo comprendere questa svolta e prepararsi a non doverla subire. La potenza provocatoria della proposta di Sarkozy ha spinto l’intera UE a porre fine alla stanca ritualità a cui si erano ridotte la strategia di Lisbona e il progetto EUROMED, per tornare a riflettere sul ruolo che avrebbe dovuto giocare in quello che si annuncia come lo scacchiere principale dei prossimi decenni. Le vecchie strategie europee per il Mediterraneo erano state superate dall’evoluzione degli eventi, in particolare dal totale mutamento tra le condizioni in cui erano state elaborate (quelle della prima metà degli anni Novanta) e quelle in cui avrebbero dovuto avere applicazione. Naturalmente nel progetto francese, oltre il riconoscimento del fallimento delle vecchie politiche mediterranee dell’UE, sono stati fattori determinanti anche il dato demografico (la Francia è ormai una nazione multietnica e mediterranea) e il dato storico (la Francia ha da sempre individuato uno dei sui assi strategici proprio verso il Mediterraneo), tuttavia la proposta francese risponde anche a una domanda di stabilizzazione globale e non solo a degli interessi nazionali. Se all’inizio degli anni Novanta il Mediterraneo poteva apparire come un mare in via di pacificazione, nel corso degli ultimi anni esso ha nuovamente ripreso a pulsare, sia da un punto di vista economico che da un punto di vista politico e militare, imponendosi al centro della politica mondiale. La faglia che divide Oriente e Occidente attraversa proprio il Mar Mediterraneo e lungo di essa si annunciano pericolose scosse: la corsa iraniana al nucleare, le crisi in Iraq e in Afghanistan, l’instabilità libanese e la presenza di Hezbollah, il ruolo di Hamas e l’esigenza israeliana di garantire la propria autonomia in un contesto regionale ancora segnato da fattori di ostilità ideologica contro lo Stato ebraico. Sono queste le sfide di fronte alle quali si trova ogni idea di Unione per il Mediterraneo: essa dovrà essere capace di combattere la cultura dell’odio che ha spezzato l’antico mare in due tronconi e potrà farlo solo ponendo al centro della sua azione un terreno comune condiviso in modo universale. Questo terreno comune è semplice da rintracciare: è il rispetto dei diritti dell’uomo e la diffusione della democrazia. Su questa base l’Unione per il Mediterraneo potrà diventare uno strumento di straordinaria importanza per rilanciare la lotta delle democrazie occidentali contro la cultura dell’odio e in favore di una cultura della pace. Molto più che il fallimento delle politiche di apertura commerciale o l’allontanarsi dell’avvio del mercato unico nel 2010 è stato il diffondersi dell’odio contro l’Occidente a produrre una frattura profonda nel mezzo del mare Mediterraneo. Si tratta, è chiaro, di un mare che da sempre ha attraversato momenti di crisi e di divisione, ma che proprio per la vicinanza delle civiltà che vi si affacciano e per la loro antica consuetudine può trovare le ragioni di una rinnovata unità. Ecco perché l’iniziativa di Sarkozy appare lungimirante e affronta con determinazione il nodo strategico dei prossimi anni: se è il Mediterraneo il luogo in cui il fanatismo islamista e l’Occidente rischiano di dover combattere una lunga e logorante battaglia, occorre allora che si creino degli strumenti per scongiurare questo evento, avvicinando le due sponde del Mediterraneo e trovando nel carattere universale dei diritti dell’uomo la casa comune entro la quale i grandi monoteismi potranno costruire un futuro di solidarietà. Se l’Unione per il Mediterraneo dovrà avere un centro pulsante, dunque, prima ancora che la creazione di uno spazio commerciale o di meccanismi di tipo politico, essa dovrà fondarsi su quattro solide pietre angolari: rispetto dei diritti umani; democrazia; lotta alla cultura dell’odio; reciproco riconoscimento tra le culture. Se queste saranno le fondamenta, l’Unione per il Mediterraneo sarà certamente un edificio di cui tutti i popoli che si affacciano su questo mare andranno orgogliosi. In questo nuovo contesto, che certamente subirà evoluzioni difficilmente prevedibili nei prossimi mesi, l’Italia non può restare alla finestra. Per diverse ragioni, anche di semplice calcolo utilitaristico, la politica estera italiana si deve orientare ad accogliere la sfida lanciata da Sarkozy e non può certamente marginalizzarsi con la timidezza o con la mancanza di una chiara visione strategica. Per anni l’Italia ha rappresentato una sorta di terra di nessuno per il terrorismo islamico e ha perseguito una politica pavida nei confronti dei pericoli che minacciavano il mare dentro il quale la nostra nazione è immersa e nei cui destini è totalmente coinvolta. Il grande rischio che corre l’Italia, dopo l’accelerazione del progetto di Sarkozy, è quello di limitarsi a seguire l’iniziativa francese e non fornire al progetto un suo contenuto specifico. Invece l’Italia, per il suo antico prestigio culturale e per la solida amicizia con tanti paesi mediterranei, può dare un contributo determinante all’Unione per il Mediterraneo. Se il progetto di Sarkozy si fonderà sui quattro pilastri del rispetto dei diritti umani, della democrazia, della lotta alla cultura dell’odio e del reciproco riconoscimento delle culture, l’Italia dovrà porre al centro della propria azione politica la battaglia culturale contro coloro che vogliono inquinare il Mediterraneo con la violenza intellettuale e materiale, allontanando sempre di più la sua parte settentrionale da quella meridionale. Non si tratta di un obiettivo utopico o mancante di pragmatismo, al contrario: la storia è mossa, prima ancora che da interessi, da idee, ed è solo vincendo la battaglia delle idee – in questo caso la battaglia dei diritti umani contro il fanatismo integralista – che si governa la storia. In questo quadro il ruolo dell’Italia, proprio per il suo prestigio culturale e la sua capacità di accoglienza nel cuore del Mediterraneo, potrà e dovrà essere determinante, in primo luogo portando aiuto a quei veri e propri eroi del nostro tempo che sono i dissidenti democratici. Sarà proprio nell’aiuto ai dissidenti e nel sostegno a quelle organizzazioni che intendono diffondere la democrazia nel Mediterraneo che l’Italia potrà qualificare il proprio apporto al progetto dell’Unione per il Mediterraneo, che non potrà mai raggiungere i suoi ambiziosi obiettivi senza la lotta al terrorismo, all’integralismo e alla cultura dell’odio che li alimenta. Bisogna dare atto al Nicolas Sarkozy di avere abbandonato su questi temi le vecchie posizioni francesi, troppo spesso interessate a mantenere spazi di egemonia a scapito della nettezza delle prese di posizione morale o a scapito della solidarietà nei confronti dei valori occidentali. Il presidente francese ha invece inaugurato una stagione in cui la politica estera del suo paese può avere al suo centro la questione dei diritti umani (si pensi alle coraggiose prese di posizione in merito alla crisi tibetana) senza dovere rinunciare al legittimo ruolo di prestigio reclamato dalla sua nazione. Questa è l’unica vera realpolitik che si possa svolgere nel nostro tempo: puntare alla difesa dei valori, perché la crisi nella quale l’Occidente si trova è una crisi di valori e la battaglia che suo malgrado è costretto a combattere è una guerra tra valori e disvalori, diritti umani e integralismo, pace e odio. La capacità di stare al passo con queste sfide deve essere vero obiettivo della politica estera dell’UE e dell’Italia. Si tratta di un campo delicato, sul quale ci giocheremo il diritto di stare ancora al tavolo della politica internazionale con la dignità che una lunga storia ci ha consegnato. Il merito di Nicolas Sarkozy e della sua rupture con la politica di Chirac è quello di avere individuato dei problemi e indicato anche una possibile soluzione. Naturalmente la strada è ancora lunga ed è difficile capire se la volontà sia sufficiente a raggiungere gli obiettivi prefissi e se gli strumenti siano adeguati. Resta il fatto che solo trovando un suo spazio specifico in questo orizzonte nuovo e vigilando affinché l’Unione per il Mediterraneo sia davvero un’unione per il rispetto dei diritti umani e per la democrazia – senza la quale sarebbe solo l’ennesimo organismo internazionale moralmente squalificato e ininfluente – l’Italia potrà davvero giocare un ruolo nella politica internazionale dei prossimi anni. Non è un compito da poco, ma è l’unica via possibile. |
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Le recenti proposte di Nicolas Sarkozy a proposito di un’Unione per il Mediterraneo rappresentano un’opportunità cruciale per l’Europa e per il mondo intero. Dopo esserne uscito a causa della scoperta dell’America, il Mediterraneo è tornato di recente ad essere uno degli spazi decisivi della storia mondiale.
Da un lato l’11 settembre 2001 e dall’altro l’incrementarsi degli scambi economici tra Estremo Oriente ed Europa, hanno restituito all’antico mare una rinnovata attualità strategica. Naturalmente questo comporta anche molte difficili sfide da affrontare, rispetto alle quali la capacità della leadership europea è ancora tutta da dimostrare. 