| Fiscalità di vantaggio, la Sicilia di Lombardo guarda all'Irlanda |
| mercoledì 27 agosto 2008 | |||||||
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◊ di L.M. È l’Irlanda negli ultimi anni il vero fenomeno economico europeo, anche se il sistema creato sulla base di innumerevoli liberalizzazioni e sgravi fiscali si avvicina più ad un modello statunitense. Una realtà con la quale Eurolab – Laboratorio d’Europa ha preso familiarità, ormai quasi un anno fa, nel corso di un convegno internazionale su “Libertà economica e sviluppo del Mezzogiorno” organizzato a Messina insieme all’Istituto Bruno Leoni di Torino. Adesso anche la Sicilia ci crede, e guarda all'Irlanda, grazie alla bozza di riforma sul federalismo fiscale alla quale sta lavorando il ministro per la semplificazione Roberto Calderoli e grazie all’entusiasmo del presidente della Regione Raffaele Lombardo, che calcola in 10 anni il periodo di tempo per mettere l'isola al passo con il resto della nazione. Una fase nella quale il governatore auspica la concessione di una "fase transitoria", per poter mettere a posto i conti della Sicilia e potere usufruire del fondo perequantivo, così da colmare anche il divario di infrastrutture con il resto del Paese. I numeri irlandesi, d’altra parte, parlano chiaro: nel 1989 la nazione partiva da un livello di disoccupazione pari al 17 per cento e le tasse pesavano sull’impresa per il 50. A partire dal 1994, il periodo della “tigre celtica”, e fino al 2001, grazie alla riduzione delle tasse, al raggruppamento in una sola aliquota e all’aumento dei posti di lavoro (specie tra le donne, che di solito prima di sposarsi lasciavano ogni occupazione) la situazione è notevolmente migliorata. Le irlandesi sono tornate a lavorare, anche perché sul secondo reddito grava molto meno il peso fiscale”. L’apertura alle privatizzazioni, appunto, ha portato enormi investimenti in termini di forza lavoro e nell’istruzione, in questo modo la forte emigrazione è stata ripianata dal ritorno in patria di tanti irlandesi. Il settimanale britannico "Prospect", a firma di John Murray Brown, ha pubblicato un reportage dal titolo inequivocabile: “Miliardari d’Irlanda”. Il giornalista spiega come molti irlandesi sono diventati ricchi grazie alla forte crescita economica. La scena più emblematica dei nuovi ricchi è “vederli uscire dalle corse – racconta - con una coppa di champagne in mano e una pinta di Guinness nell’altra”. “Secondo la Banca d’Irlanda – spiega ancora Murray - su una popolazione di appena 4 milioni di abitanti ci sono circa 30 mila milionari. Gli investitori statunitensi, attratti dalle imposte basse e da una snella burocrazia, hanno generato una notevole richiesta di manodopera nel Paese”. Gli ultimi 10 anni, invece, hanno visto il nascere di una nuova generazione di milionari che hanno costruito affari specie nel settore edilizio e immobiliare. Secondo Murray l’inizio del boom è legato a una data precisa e si può ricercare ancora più indietro negli anni: “Nel 1982 Charles Haughey, il leader del Fianna Fàil, il primo partito d’Irlanda, firmò un accordo con il deputato Tony Gregory per dare vita a un governo di minoranza, in cambio Haughey si impegnava a recuperare il centro storico di Dublino. Questo, insieme agli sgravi fiscali concessi ai privati, spinse gli investimenti nel campo immobiliare con un successo tale che il governo li allargò anche al settore turistico e industriale. Fu la mossa che cambiò tutto e, negli anni Novanta, l’economia decollò definitivamente, concedendo la possibilità a chi operava nel settore immobiliare e nell’edilizia di fare soldi”. Un altro dettaglio non trascurabile è che - all’interno di questa economia - l’evasione fiscale non esiste, tutti pagano le tasse, “ a differenza – secondo sempre il servizio di "Prospect" – dei magnati della generazione precedente, i quali per evitare il fisco, preferivano risiedere all’estero. In Irlanda, il boom immobiliare è al 74 per cento con una media europea del 57. Nell’Ottocento e per buona parte del Novecento gli irlandesi sono emigrati in Gran Bretagna; oggi, gli irlandesi, fanno collezione di immobili nella City e in diverse zone di Londra”.
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