Un continente ancora spaccato
domenica 23 luglio 2006
Quale Europa a Beirut? I recenti fatti mediorientali ci consegnano questo interrogativo inquietante. L’Europa che considera Hezbollah un movimento politico (e non un’accolita di terroristi) o l’Europa che sta dalla parte di Israele e del suo diritto alla sicurezza (che è sinonimo di libertà)? Ma, in fondo, basterebbe guardare alla storia recente dell’Unione Europea per capire che un’inquietante duplicità di fondo si manifesta al suo interno: atlantismo e sciovinismi neoeuropeisti à la Chirac, riformismo liberale e secche ideologiche di resistenza a ogni cambiamento, lotta al terrorismo e permanenza di inquietanti contiguità con i regimi e i movimenti fondamentalisti. Il pluralismo è certo un valore dell’identità europea (anzi, potremmo dire che la sua identità si costituisce proprio come plurale), ma possiamo davvero continuare a parlare questo linguaggio schizofrenico? Non cala su di noi lo spettro di un’impossibilità di conciliazione delle culture che costituiscono il nostro continente? La questione si fa tanto più grave quanto più è chiaro che a scontrarsi non sono solo interessi, ma soprattutto culture, le cui diversità sono cresciute negli anni del feroce conflitto ideologico che ha dilaniato il Novecento europeo. Basta guardarsi alle spalle per rendersi conto che abbiamo trascorso un secolo cosparso di steccati e separazioni, in cui l’Europa è stata dilaniata fisicamente da tre tremendi conflitti: le due guerre mondiali e la Guerra fredda. Ma è anche stata spartita nella sua anima tra innumerevoli fazioni ideologiche, di cui i fatti del 1989 rappresentano solo l’inizio della fine, ma non certo il suo felice compimento. E quindi? Quindi occorre oltrepassare proprio la visione ideologica della realtà, quella che contrappone ciecamente il bianco al nero, per riprendere una cultura fondata sulla discussione razionale dei fini, sul dibattito pubblico, sul reciproco riconoscimento etico. Solo così, forse, avremo un pluralismo non schizofrenico e un’Europa sì plurale, ma non viziata da una pericolosa “separazione in casa” delle sue culture.

Andrea Bellantone
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