| Libertà e sicurezza |
| domenica 10 settembre 2006 | |||||||
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"Quelli che abbandonano la libertà per conquistare una temporanea sicurezza perdono sia la libertà che la sicurezza", scriveva Benjamin Franklin. Con questa epigrafe comincia un celebre libro di Friederich von Hayek. Il volume, intitolato The Road of Serfdom, ha costituito uno dei passaggi cruciali dell'elaborazione del liberalismo politico del Novecento, anche se la cultura italiana - dominata dal comunismo e dal cattolicesimo - ha fatto a lungo fatica (e ancora oggi fatica non poco) a entrare in sintonia con il discorso di Hayek.
La ragione di una simile ripulsa è facile da spiegare: la cultura italiana del secondo Novecento, come la gran parte della cultura dell'Europa continentale, ha sempre invertito la priorità dei valori difesi da Hayek (e da Franklin): la sicurezza prima della libertà. Questa è la ragione per cui ogni riformismo sociale che abbia come sua parola d'ordine la libertà, e voglia per questo diminuire i livelli di sicurezza, è destinato a incontrare in Europa serie resistenze; così come al medesimo destino è condannato ogni discorso politico che voglia convincere gli europei della necessità di difendere la libertà nel mondo, anche a scapito di una porzione di sicurezza. Il punto oggi è che la difesa della sicurezza come valore assoluto, rischia di manifestarsi progressivamente come un rischio anche per la libertà. Il caso del lento scivolamento delle prestazioni economiche dei paesi dell'Europa continentale e il loro lassismo contro il terrorismo islamico ne è duplice dimostrazione: più questi paesi si abbarbicano al valore della sicurezza più perdono in libertà. I paesi di cultura anglosassone, come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, hanno affrontato nel corso degli anni Settanta e Ottanta la loro rivoluzione culturale, scegliendo la libertà come valore prioritario rispetto alla sicurezza: la politica interna e estera di Ronald Reagan e Margaret Thatcher ne sono una chiara dimostrazione, così come la guerra al terrorismo lanciata da Bill Clinton, George Bush e Tony Blair. Una delle sfide dell'Europa di domani sarà proprio quella di invertire l'ordine delle priorità morali: la libertà è più importante della sicurezza, perché essa rappresenta il valore imprescindibile e non mediabile. Da questa rivoluzione etica e culturale - che si presenta come la battaglia di una generazione intellettuale ancora giovane - dipende il futuro, e l'identità, della futura Unione Europea. Senza di essa il lascito delle attuali generazioni a quelle future sarà un sempre meno improbabile declino morale e materiale della Vecchia Europa. Andrea Bellantone
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