La grande mediatrice s'è mossa
mercoledì 13 settembre 2006
E alla fine habemus Europa(m), superati gli amletici tentennamenti soprattutto in lingua francese, evidentemente fisiologici alla dialettica diplomatica europea, l'Unione riesce quasi a convincersi/ci di essere e agire come tale, un'unità di Stati sovrani capace di esprimere e poi farsi interprete di un progetto/obiettivo comune di "foreign policy", decisivo per gli asimmetrici equilibri internazionali.
Per una volta, quel richiamarsi all'importanza di una missione storica non si fa leggere semplicemente come gratuita concessione all'enfasi retorica, di cui il linguaggio della politica fa ampio ab-uso per auto-celebrare ogni sua scelta ed atto ordinario, possiamo davvero prenderlo per buono, slogan sintetico ed efficace che fotografa il fatto. Risulta ovvio che la storicità di questo passaggio politico-strategico per il futuro prossimo delle relazioni internazionali si misura nella capacità che avrà l'Ue, a partire da adesso, di dare forma e continuità ad una tanto auspicata politica estera comune, senza più abdicare da quella posizione di centralità diplomatica che naturalmente le appartiene.
Un ruolo che le viene dalla sua stessa natura territoriale, dalla sua intrinseca posizione geografica. L' Europa è terra di mezzo, lo spazio vitale in cui l'Oriente si è fatto Occidente, sedimentatosi come una nuova categoria del pensiero e della civiltà umana che, maturata nei tempi della Storia, ha poi piantato i propri semi genetici oltreoceano. Ecco che l'Europa immersa nel mondo contemporaneo ri-acquista la propria centralità, madre del nuovo occidente e vecchia figlia, contraddittoria e ribelle, di genti dell'Est. È in questa prospettiva di mediazione storica e culturale che l'Europa può riaffermare, riscoprendola, la propria centralità politica e diplomatica, facendosi portavoce, e il più possibile garante, di quei principi universali che connotano il concetto stesso di civiltà democratica. In tal senso, nei rapporti col resto della comunità internazionale, l'UE si fa portatrice di un paradigma di pluralismo democratico che le discende dalla sua stessa natura interna, dal suo essere essa per prima unità di pluralità.
Ecco perchè nei rapporti negoziali con l'esterno, col resto del Mondo, l'UE rivela un approccio molto più democratico e plurale di quanto non si preoccupi di esserlo quello americano. Gli Usa, storicamente democrazia pluralistica per eccellenza all'interno dei propri confini, presumono, senza concedersi dubbi, l'infallibile superiorità del loro paradigma socio-culturale (il neo-liberismo globalizzante) rispetto a tutte le altre varianti possibili. L'Unione, sull'asse Roma-Parigi, ha dato segnali importanti. La dichiarazione congiunta Prodi-DeVillepin sulla necessità di dare risposta a una comune politica europea in Medio-Oriente, che inizi da Beirut guardando a Damasco e Teheran, ci fa ben sperare. La grande mediatrice s'è mossa. Già questa è una notizia.

Pietro Di Pietro


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