L'Idomeneo di Neuenfels cancellato a Berlino, come l'occidente cancella un pezzo della sua libertà
mercoledì 04 ottobre 2006
Al fine di non urtare la sensibilità dei musulmani, la Deutsche Oper berlinese ha cancellato la rappresentazione teatrale dell' Idomeneo di Mozart, allestita dal regista Hans Neuenfels la prima volta nel 2003. L'allestimento dell'opera di Neuenfels prevedeva la controversa scena delle testa mozzata dal Re di Creta, Idomeneo, del Profeta Maometto, accanto a quella di Poseidone, Gesù e Buddha, per spezzare - secondo il regista - il potere degli Dei sugli uomini. Non si vuole qui riflettere sulla bontà o meno della scelta operata dall'affermato Neuenfels, ma sollevare un monito a favore della libertà d'espressione in ogni forma essa intenda manifestarsi. La scelta di cancellare un'opera cela profondi risvolti politici che mettono in discussione, se non in pericolo, la nostra identità occidentale ed il modo di trasmetterla e manifestarla attraverso gli eventi culturali, come quello catartico teatrale. Ricordare la triste vicenda seguita alle caricature di Maometto potrebbe in parte giustificare la scelta di sospendere l'opera in programmazione, tuttavia non ci pare sufficente a limitare la libertá d'espressione, recentemente definita dal portavoce della commissione Europea, Johannes Laitenberger, "pietra angolare dell'ordine europeo".

Il direttore dell'opera di Berlino, è sceso in campo ancora prima che lo facessero i credenti nelle moschee e le folle nelle piazze, sospendendo l'opera per timore di ripercussioni, atti violenti, senza escludere l'ipotesi di attentati, e non si è detto disponibile a rimetterla nel cartellone nonostante le aspre critiche del cancelliere Angela Merkel, che ha condannato l'episodio con queste parole: "L'autocensura dettata dalla paura non é tollerabile". Di questo passo e proseguendo attraverso "silenziose genuflessioni" - come ha commentato il caso il settimanale Die Zeit - difficilmente la ragion di Stato finirà con il prevalere sulle emozioni e la separazione tra Stato e religione a vincere sull'integralismo religioso. La scelta dell'Opera di Berlino, seppur inserita in un contesto squisitamente tedesco caratterizzato dalla presenza di venti milioni di turchi, non favorisce ma allontana la distinzione tra i poteri e mina il lento processo di laicizzazione in corso. Come ricorda il saggista arabo Malek Chebel, autore di Islam e ragione, "ci vogliono tre settimane per fabbricare un terrorista, trent'anni per produrre un intellettuale critico", ma fino a quando è l'Occidente stesso a rinunciare a questa sfida non ci possiamo attendere nulla di buono. In parte proprio perché spetta a noi difendere i nostri prodotti culturali come simboli della nostra storia e tradizione e in parte perché conviene farlo noi prima che siano gli integralisti a guidare i cambiamenti all'interno della nostra società.
Non si difendono i propri gioielli preziosi consegnandoli direttamente ad un ladro, né si riduce il rischio di attentati rinunciando alla nostra cultura. Bene invece sarebbe spiegare il provocante linguaggio di Neuenfels, creando un clima di dialogo con le altre religioni, certi che non sia Neuenfels il vero problema ma il clima di paura che serpeggia in Occidente.

Francesca Traldi


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