| L'Ungheria sull'orlo della crisi per le bugie del Primo Ministro |
| domenica 08 ottobre 2006 | |||||||
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Il 1 maggio 2006 l’Ungheria, con gli altri nove paesi neocomunitari, ha festeggiato i primi due anni di appartenenza nell’Unione Europea. Anche le elezioni parlamentari si sono tenute in questi mesi (aprile-maggio), costringendo gli ungheresi a subire e sopportare una campagna elettorale feroce, dove chi, come il FIDESZ (centro-destra), punta su una “campagna-depressiva” ed inonda le città di cartelloni cupi e di facce tristi; e chi, come il MSZP (centro-sinistra), descrive un’economia “rombante” e offre l’immagine di un paese benestante.
Il partito socialista, per la prima volta nella storia del dopo ’89, rivince le elezioni, confermando la sua maggioranza, ed il carismatico quarantacinquenne neo-miliardario ed ex-comunista, Ferenc Gyurcsány, rimane primo ministro. Infatti, rimane. Già nella prima metà di agosto si cambia tono. L’illusione del paese ricco, svanisce. Le belle promesse lasciano il posto al “pacchetto-Gyurcsány” (tasse incrementate, restrizioni su ogni campo della vita sociale) e le famiglie si vedono recapitare una lettera, a firma Gyurcsány, nella quale i socialisti spiegano perché “si deve fare anche se fa male”. Nel frattempo, le celebrazioni del 20 agosto, la festa nazionale più importante d’Ungheria, sfociano in tragedia. Una bufera violentissima causa quattro morti, tra i quali una bambina di undici anni. Questo è il risultato del mancato avvertimento alla folla di un milione e mezzo di persone che stava aspettando i fuochi d’artificio sulla riva del Danubio, nel cuore di Budapest. Il governo, e Gyurcsány in persona, non sente alcuna responsabilità pur avendo i mezzi per evitare l’evento drammatico. Nei primi di settembre entrano in vigore le restrizioni del “pacchetto” (accettato anche dall’Unione Europea) per cercare di colmare il deficit finanziario. Il 17 settembre su internet si diffonde una registrazione pirata di un discorso del primo ministro tenuto a maggio, in una riunione del partito a Balatonőszöd, nel quale Gyurcsány, usando anche parole volgari, afferma di aver mentito “mattina, pomeriggio e sera” per vincere le elezioni e che “era chiaro che quello che dicevamo non era vero”. Davanti al Parlamento si organizza una manifestazione spontanea ed i dimostranti pretendono le dimissioni del capo del governo. Gyurcsány, che non esita a rilasciare varie interviste dove sembra piuttosto arrogante e orgoglioso del suo “coraggio di dire la verità”, dichiara di voler rimanere. Infatti, rimane. Le manifestazioni, alcune anche molto violente, da allora si ripetono ogni sera. Il partito dell’opposizione (FIDESZ) mantiene le distanze dall’”insurrezione”. Il culmine della crisi è il 23 settembre, quando ventimila persone pretendono le dimissioni di Gyurcsány. Ventimila, su dieci milioni di ungheresi. Ma lui rimane. Le elezioni municipali, fissate da tempo, si tengono il 1 ottobre, con un’affluenza record. Il FIDESZ vince quasi in ogni comune. Subito dopo la chiusura delle urne, il Presidente della Repubblica, László Sólyom, parla dei valori della democrazia e della libertà. Il Primo Ministro afferma allora di aver capito il messaggio mandatogli dal popolo, ma rimane. Sulla stampa internazionale ed europea diventa una figura quasi da ammirare, “un politico – secondo il Financial Times – che finalmente dice la verità”. Ma il paese è in una crisi profonda, le persone scendono in piazza (Kossuth) innalzando anche bandiere della prima dinastia magiara. C’è insomma tanta voglia di chiarezza. La data dell’anniversario della rivoluzione (il 23 ottobre) del ’56 si avvicina, mancano meno di tre settimane. Con a capo del governo un ex-comunista, con la gente stanca delle bugie e della crisi, cosa succederà? Rimarrà? Anna Irimiás
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