Ricordo di Padre Amer Iskander
domenica 15 ottobre 2006
Nel volgare silenzio della pubblica opinione - e in particolare degli opinion makers - ieri l'altro è stato ucciso padre Amer Iskander, sacerdote siro-ortodosso rapito il 9 ottobre a Mosul, in Iraq, da un gruppo di fanatici islamisti noto come "I Leoni dell'Islam".
Padre Iskander è stato ucciso per rappresaglia contro il coraggioso discorso tenuto a Ratisbona da Papa Benedetto XVI. In quel discorso il Romano pontefice ragionava criticamente e laicamente sul legame tra la nostra civiltà e il cristianesimo, sollevando degli indiretti dubbi di compatibilità tra l'islamismo e liberalismo occidentali.
A Mosul, l'ennesima cellula del radicalismo islamico ha deciso di fare pagare a padre Iskander, testimone non solo della fede cristiana ma anche simbolo della civiltà che su quella fede è germogliata, le presunte colpe di Joseph Ratzinger.
Il punto che indigna, oltre l'orrore del massacro di un innocente, è che padre Iskander è stato ucciso proprio per colpire tutto l'Occidente e le sue radici cristiane. Le stesse radici che, in modo miope prima ancora che inutile, una commissione ha voluto tenere escluse dal Trattato costituzionale europeo.
Ma proprio la violenza con cui i nostri nemici colpiscono i simboli del cristianesimo, con un'efferatezza che non ha nulla da invidiare alla bolgia dantesca, dovrebbe farci riflettere sul significato e il valore della tradizione cristiana. Questo non vuol dire rinnegare la secolarizzazione, appiattirsi sulle Chiese o desiderare una nuova deriva teocratica. Vuol dire semplicemente riconoscere gelosamente la propria identità, che passa anche attraverso l'insegnamento del dolce e mite Gesù di Nazareth, indipendentemente da quello che ciascuno di noi potrà pensare delle religioni cristiane, dei loro dogmi, dei loro riti e del loro ruolo storico. Un insegnamento che non comanda guerre ma amore, che non ordina servilismi, ma la libertà di figli di fronte a un padre che non incatena ma perdona. Qualcosa di ben diverso da quanto scritto nero su bianco sul Corano, come ha ricordato un altro prigioniero delle violenza islamista, il professor Robert Redeker.
La morte selvaggia di padre Iskander - che veramente oggi ci avvolge di una paternità che pure i non credenti devono riconoscere -, decapitato e con le mani mozzate, è un monito a noi tutti: affinché, dopo quella del sacerdote non avvenga anche la decapitazione di questo nostro Continente, dell'Europa intera. Sono sicuro che nessuno di noi vorrà ignorare questo monito e l'involontario sacrificio di padre Amer Iskander.

Andrea Bellantone
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