| Violenze contro la minoranza ungherese in Slovacchia |
| mercoledì 18 ottobre 2006 | |||||||
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La Slovacchia e l'Ungheria, i due paesi confinanti, che sono entrati a far parte dell'Unione Europea dal 1 maggio 2004, purtroppo, non riescono a realizzare la "ripacificazione storica slovacca-ungherese" (auspicata e più volte idealizzata, ma mai veramente raggiunta). All'interno dell'UE uno dei principi base è la presenza di norme antidiscriminatorie. Ma per risolvere i conflitti razziali o per difendere i diritti delle minoranze, in mancanza di una costituzione, non ci sono mezzi oltre che la pressione politica. Nei mesi scorsi, il riaccendersi degli attacchi nazionalistici contro alcuni ungheresi della Slovacchia si deve all'incoraggiamento del leader nazionalista slovacco, Ján Slota, dichiaratamente anti-magiaro. Il partito popolare di Robert Fico ha vinto le elezioni di quest'anno e a luglio ha formato la coalizione parlamentare con il partito nazionalista di Slota che da allora, non si è fatto troppi problemi per esprimere le sue opinioni. Le affermazioni, che potrebbero far ridere, invece, seminano odio. In uno dei suoi discorsi invitava gli slovacchi a salire sui carri armati e ad avviarsi per distruggere la capitale ungherese, Budapest. Si è anche congratulato con i cechi per esser riusciti a liberarsi dei loro tedeschi mentre gli slovacchi, sfortunatamente secondo Slota, non sono stati capaci di espellere tutti gli ungheresi. La minoranza magiara in Slovacchia è quella più numerosa (conta circa 500.000 persone) e rappresenta il 10 per cento della popolazione. Il Trattato di pace di Trianon, che concluse la prima guerra mondiale, fece sì che una cospicua parte della popolazione ungherese si trovasse al di là dei confini della madrepatria. Potrebbe essere anche una questione oramai superata, ma i diritti di tale minoranza non sono stati sempre rispettati. Con l'entrata di ambedue i paesi nell'Unione Europea, che ha significato anche un "trattamento alla pari", un riconoscimento europeo, i vecchi slogan nazionalistici non sono spariti. Una ragazza di 23 anni è stata brutalmente picchiata vicino a Nitra per aver parlato in ungherese al suo cellulare. Sulla sua camicetta gli aggressori hanno scritto "Madari za Dunaj" (Ungheresi oltre il Danubio), un detto usato per esprimere il desiderio di concludere la deportazione di questa minoranza. Un uomo, invece, è stato picchiato per aver chiesto, in ungherese, da accendere. Alle proteste del ministro degli affari esteri ungherese, Kinga Göncz, la risposta di Fico è stata che Slota non è un membro del parlamento e quindi non ha alcuna responsabilità. (Anche se il primo ministro slovacco ha condannato gli atti di razzismo e ha promesso di trovare gli aggressori.) La situazione della minoranza magiara era peggiorata drasticamente negli anni tra il 1994 e il 1998 sotto la leadership di Mečiar. Ma durante gli otto anni del governo Dzurinda non esistevano violenze di questo genere che adesso sono riaccese con la popolarità di Slota e con il nuovo governo. Gli investimenti stranieri sono proiettati verso le grandi città e le regioni occidentali (come avviene in Polonia e in Ungheria) ma le aree remote, con scarse infrastrutture ed un alto tasso di disoccupazione, erano sempre povere e, con l'allargamento dell'UE, lo sono diventate ancora di più. L'emigrazione di massa verso i "vecchi 15" dell'UE proviene dai villaggi orientali della Slovacchia, vicini alla frontiera ucraina, ed è lì che le parole di Slota trovano terreno fertile. La risposta di alcuni football hooligans ungheresi, sempre di estrema destra, non è mancata. Nello stadio di Budapest, durante la partita Ferencváros-Honvéd, hanno innalzato striscioni come "Slota must die". Sul marciapiede davanti all'ambasciata slovacca a Budapest è stato scritto in rosso: "Nem felejtünk" ("Non dimentichiamo", uno slogan nazionalista e fascista del primo dopoguerra per la rinascita della Grande Ungheria che includeva storicamente nel suo territorio la Slovacchia attuale), come riposta al video diffuso su internet che mostra alcuni neo-fascisti slovacchi che bruciano la bandiera ungherese. Certamente la maggioranza degli slovacchi e degli ungheresi condanna tali atti di vandalismo e di violenza, ma che dimostrano una cosa: in qualunque periodo della storia, le crisi economiche e politiche, soprattutto in Europa Centrale, dove le frontiere degli Stati non corrispondono a quelle linguistiche ed etniche, fanno rinascere il nazionalismo cieco e violento, che dovrebbe essere superato e dimenticato.
Anna Irimiás
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